IN VIAGGIO

By Giovanni Pascoli

Si ferma, e già fischia, ed insieme,

tra il ferreo strepito del treno,

si sente una squilla che geme,

là da un paesello sereno,

paesello lungo la via:

Ave Maria...

Un poco, tra l'ansia crescente

della nera vaporiera,

l'addio della sera si sente

seguire come una preghiera,

seguire il treno che s'avvia:

Ave Maria...

E, come se voglia e non voglia,

il treno nel partir vacilla:

quel suono ci chiama alla soglia

e alla lampada che brilla,

nella casa, ch'è una badia:

Ave Maria...

Il padre a quel suono rincasa

facendo un passo ad ogni tocco;

e subito all'uscio di casa

trova il visino del suo cocco,

del piú piccino che ci sia...

Ave Maria...

Si chiude, la casa; e s'appanna

d'un tratto il vocerìo che c'è;

si chiude, ristringe, accapanna,

per parlare tra sé e sé;

e saluta la compagnia...

Ave Maria...

O, tinta d'un lieve rossore,

casina che sorridi al sole!

per noi c'è la notte con l'ore

lunghe lunghe, con l'ore sole,

con l'ore di malinconia...

Ave Maria...

Il treno già vola e ci porta

sbuffando l'alito di fuoco;

e ancora nell'aria piú smorta

ci giunge quell'addio piú fioco,

dal paese che fugge via:

Ave Maria...

E cessa. Ma uno che vuole

velar gli occhi, pensar lontano,

tra gemiti e strilli e parole,

tra il frastuono or tremolo or piano,

ode il suono che non s'oblia:

Ave Maria...

Con l'uomo che va nella notte,

tra gli aspri urli, i lunghi racconti

del treno che corre per grotte

di monti, sopra lenti ponti,

vien nell'ombrìa la voce pia:

Ave Maria...