INNO AL SOLE

By Scipione Errico

Or a le vere e sole

Tue lodi esser presente,

Non isdegnare, o Sole,

E illustrar la mia mente,

O del canto del ciel chiave splendente.

Tu de' prati superni

La beltà più pomposa:

Cinzia tra' fiori eterni

Par viola vezzosa,

Vener bella ligustro, e tu sei rosa.

Tu tra' celesti mostri

Arcier pomposo e vago,

Tu ch'a l'Indo t'inostri,

E de' tuoi pregi vago

Specchi ne l'Ocean tua bella imago.

Tu movi, qual nocchiero,

Remi del tuo splendore

Sul ceruleo sentiero:

E quasi alto cultore

Semini luce a l'aria, e mieti ardore.

In pomposo lavoro

Con chiari ardenti raggi,

Aghi e pennelli d'oro,

Tu ricami e ritraggi

Su le tele de' prati allegri maggi.

A la terrestre scena

Èil vel da te squarciato,

E se ti mira appena

Di lucid'arme armato

L'esercito di stelle, è già fugato.

Tu di calde ed algenti

Stagion padre giocondo,

E de' corpi viventi

Tu genitor fecondo,

Nobil occhio del ciel, e cor del mondo.

Quasi alto re talora

Per l'orizzonte vai,

Ed è la vaga Aurora

La tua porpora, ed hai

Bel diadema real d'eterni rai.

Io t'onoro, immortale

Face che il mondo bei,

Però che tutto eguale

In opre e in vista sei

A la bella cagion de' danni miei.

Tu porti i rai divini,

Ella la vaga ed alma

Pompa de' biondi crini:

E con diversa palma

Tu abbagli occhi del corpo, essa de l'alma.

Con l'acceso splendore

Tu rendi il tutto ardente

E pur non pati ardore;

Ed ella fa cocente

Ogni gelato petto, e ardor non sente.

Ogni pianeta e stella

Da te la luce prende;

E la sembianza bella,

Che i freddi cori accende,

I miei foschi pensier lucidi rende.

Mentre a la piuma frale

Icaro invan s'attiene

Cade al tuo raggio: e l'ale

Costei di falsa spene

Mi rompe, e fa cader in mar di pene.