INNO DEGLI EMIGRATI ITALIANI A DANTE

By Giovanni Pascoli

Esule a cui ciascuno fu crudele;

tu cui da sé la dolce patria scisse

e spinse in mare legno senza vele...

Ma tu scendesti a interrogare Ulisse

il molto errante, il molto paziente,

e ci dicesti ciò ch'egli ti disse:

- Uomini, non credete all'occidente:

ciò ch'è a voi sera è prima aurora altrui.

Seguite me nel mondo senza gente:

dire, anche morti, gioverà: Vi fui! -

Profeta, e tu, lungo l'Oceano insonne

dicevi ad uno insonne sulle porte

schiuse e vietate: - Non ci son colonne!

Le pose a segno Ercole eroe, che in sorte

ebbe l'eterna Gioventù ribelle.

Le pose il forte: passa oltre il più forte.

Va! Salpa! Issa le vele! Cerca stelle

più nuove, ignoti mari e vie sul rombo

di venti ignoti, e le tre caravelle

ad altre terre adduci ormai, Colombo. -

O timonier d'Italia eterno, Dante!

Sei tu che volgi dove vuoi la prora

sul nostro lungo solco spumeggiante!

Con lui tu fosti: governavi allora

Santa Maria, quando sul limitare

del nuovo Mondo, ella attendea l'aurora.

Prima dell'alba, sul purpureo mare

quasi una grigia nuvola apparì...

"Terra!" gridò la Pinta, ed echeggiare

parve una voce alta infinita: - Sì!