INNO OTTAVO.

By Luigi Alamanni

Che giova oro e terreno?

Che val possanza e impero?

Che può Fortuna e Sorte?

Tutto in un punto meno

Per un sol colpo fero

Vien di spietata morte:

E l'ore son sì corte

D'esta vita mortale,

Che quasi un sogno passa:

Inferma, cieca e bassa,

Torta, caduca e frale,

Notte e dì batte l'ale.

Questa importuna ancora

Sotto 'l suo fosco ammanto

I chiari nomi adombra.

Quanti onorati allora

Fur sovra 'l Tebro e 'l Xanto,

Ch'ella ci toglie e ingombra?

E 'l tempo, che disgombra

Ciò che presente truova,

È suo compagno fido;

E insieme in ogni lido

Quanto natura innuova

Vanno involando a pruova.

Soli i lodati inchiostri,

Sommo Francesco pio,

Fan loro oltraggio e scorno:

Che gli affamati mostri

Col suo possente oblio

Non puon di gloria il corno

Fiaccar, che tenga intorno

Forti guerrieri armati,

D'alteri detti ornati.

Questi, a mal grado sono

Dei secoli invidiosi,

Che ne dan lunga vita;

E con l'altero suono

Là dove 'l dì si posi,

Là d'onde fa partita;

Conta fanno e gradita

Quella virtù, ch'appare

Dentr'una nobile alma;

E con più ricca salma

Di belle lodi e chiare

La fanno al ciel volare.

Che brevi giorni arìa

L'alto valore invitto,

Che 'l ciel ripose in voi!

Ma per ch'al mondo fia

Per mille penne scritto,

Viverà sempre poi.

Onor di tutti noi,

Ch'or vi veggiamo spesso

Con maraviglia e gioia:

Agli altri invidia e noia,

A cui non fu concesso

Il voi mirar da presso.

Quel pio cortese affetto,

Ch'in voi sì dolcemente

Sempre i migliori accoglie;

Quel generoso petto,

In cui sentiamo spente

Tutte le basse voglie;

Non punto più che soglie

Al Sol la tarda neve

Arìan la vita breve.

Quell'alte spoglie opime,

Ch'in giovinetta etate

Fra tanto onor recaste,

Nel tempo che le prime

Vostre virtù pregiate

Al mondo dimostraste;

Rotte, oscurate e guaste

Da chi consuma e rode,

Sarìan pochi anni poi,

S'ancor coi detti suoi

Chi più in Parnasso gode

Non dà lor vita e lode.

Quell'altre opere illustri

Allor che sì v'oppresse

L'aspra Fortuna ria,

Dopo a non molti lustri,

Nessun più che credesse

Qua giù si troverìa.

Fuor della dritta via

Solo agli effetti intese

Veggiam l'umane menti:

Ma i furor chiari ardenti

Di quei ch'Apollo incese,

Faranno il ver palese.

Chi desia lunga vita,

Chi vuol divino il nome,

Chi brama eterno onore,

A quegli a cui gradita

Fronde adornò le chiome,

Rivolga i passi e 'l core:

Ché 'l poetico ardore

Tanto ha vigore e forza,

Che 'l tempo non l'ammorza.