INNO SECONDO.

By Luigi Alamanni

Ritorniam; Muse, ancora

A dir l'alto valore

Del real tronco ornato,

Che tanto ha fatto onore

A chi vi segue ognora;

Che esser dovrebbe alzato

Da voi sovr'ogni stato,

Che mortal fusse mai

Dal dì che mosse il sole;

Che dagli Dei non suole

Con sì benigni rai

Versarse in uman seme

Tante virtuti insieme.

Da ria fortuna e fera

Spegne talor si veder

Dei cor l'alta chiarezza.

Ma sì fondata sede

Trovo in quest'alma altera,

Ch'ogni sua ruota sprezza:

E chi vivendo apprezza

Sol vera gloria e lode,

Non può temer di lei;

Ma dei suoi colpi rei

S'allegra in seno e gode,

Dicendo: e così avviene,

Che il buon riporta pene.

Deh che già larghe piaghe

Gli ha fatto in mezzo l'alma

Quell'impia Dea fallace!

Ma virtù intera ed alma,

Che vuol, che l'uom s'appaghe

Del ben ch'in essa giace,

Gli diede onore e pace:

Tal ch'i nemici intorno

Invidia n'hanno e scorno.

Chi vuol vedere in terra

Del cielo il vero esempio,

Oggi a vederlo vegna.

O santo e sacro tempio,

Ov'ogni ben si serra,

Ov'ogni valor regna;

Non so s'io chiami indegna

Questa infelice etate

Di quel che teco appare.

Quant'altre cose chiare,

Fur mai dal mondo ornate

Nelle più ornate carte,

Son di te poca parte.

Nel gran reale aspetto

Dolcezza e cortesia

S'han fatto altero nido.

Quell'alma giusta e pia,

Di bei desir ricetto,

Fura a tutt'altre il grido.

L'alto cor giusto e fido

Sovra 'l mortal confino

Alle sante opre inteso,

Il suo terrestre peso

Schivando, il buon cammino

Prende da gire al cielo,

Dietro al signor di Delo.

O sacro invitto duce,

Di Macedonia onore,

A cui fu 'l mondo poco;

Roman chiaro splendore,

Di cui l'altera luce

Splende per ogni loco:

Voi fuste un dolce gioco

Della Fortuna amica,

Troppo a costui nemica.

Quanti già furo e sono,

Ch'han riportato il nome

O giusto, o saggio, o forte:

Che chi ben guarda come,

Vedrà ch'ignudo dono

Fu di benigna sorte.

Quante poi menti accorte,

Vil preda al suo furore

Or son di nulla estima.

Più pone il vulgo in cima

Chi con suo gran disnore

Fu di vittoria cinto,

Che l'onorato e vinto.

Non però tanto puote

La scellerata e stolta

Vulgar credenza vana:

Né col dar sempre volta

Alle sue ingiuste ruote

Fortuna ai buon lontana

Far può, che la sovrana

Del mio gran Re virtute

Non sia pur tale e tanta

Che di lui sol si canta;

Mercè, pace e salute

Sperando sol da lui

Con grave biasmo altrui.

Sommo Francesco pio,

Non ti spaventi cosa

Che non può farti oltraggio:

La strada erta e sassosa,

Il tempo e fosco e rio

Del tuo mortal viaggio:

Ma 'l valoroso e saggio

Stelle, Fortuna e sorte

Vince, e rinasce in morte.