INNO SECONDO.
Ritorniam; Muse, ancora
A dir l'alto valore
Del real tronco ornato,
Che tanto ha fatto onore
A chi vi segue ognora;
Che esser dovrebbe alzato
Da voi sovr'ogni stato,
Che mortal fusse mai
Dal dì che mosse il sole;
Che dagli Dei non suole
Con sì benigni rai
Versarse in uman seme
Tante virtuti insieme.
Da ria fortuna e fera
Spegne talor si veder
Dei cor l'alta chiarezza.
Ma sì fondata sede
Trovo in quest'alma altera,
Ch'ogni sua ruota sprezza:
E chi vivendo apprezza
Sol vera gloria e lode,
Non può temer di lei;
Ma dei suoi colpi rei
S'allegra in seno e gode,
Dicendo: e così avviene,
Che il buon riporta pene.
Deh che già larghe piaghe
Gli ha fatto in mezzo l'alma
Quell'impia Dea fallace!
Ma virtù intera ed alma,
Che vuol, che l'uom s'appaghe
Del ben ch'in essa giace,
Gli diede onore e pace:
Tal ch'i nemici intorno
Invidia n'hanno e scorno.
Chi vuol vedere in terra
Del cielo il vero esempio,
Oggi a vederlo vegna.
O santo e sacro tempio,
Ov'ogni ben si serra,
Ov'ogni valor regna;
Non so s'io chiami indegna
Questa infelice etate
Di quel che teco appare.
Quant'altre cose chiare,
Fur mai dal mondo ornate
Nelle più ornate carte,
Son di te poca parte.
Nel gran reale aspetto
Dolcezza e cortesia
S'han fatto altero nido.
Quell'alma giusta e pia,
Di bei desir ricetto,
Fura a tutt'altre il grido.
L'alto cor giusto e fido
Sovra 'l mortal confino
Alle sante opre inteso,
Il suo terrestre peso
Schivando, il buon cammino
Prende da gire al cielo,
Dietro al signor di Delo.
O sacro invitto duce,
Di Macedonia onore,
A cui fu 'l mondo poco;
Roman chiaro splendore,
Di cui l'altera luce
Splende per ogni loco:
Voi fuste un dolce gioco
Della Fortuna amica,
Troppo a costui nemica.
Quanti già furo e sono,
Ch'han riportato il nome
O giusto, o saggio, o forte:
Che chi ben guarda come,
Vedrà ch'ignudo dono
Fu di benigna sorte.
Quante poi menti accorte,
Vil preda al suo furore
Or son di nulla estima.
Più pone il vulgo in cima
Chi con suo gran disnore
Fu di vittoria cinto,
Che l'onorato e vinto.
Non però tanto puote
La scellerata e stolta
Vulgar credenza vana:
Né col dar sempre volta
Alle sue ingiuste ruote
Fortuna ai buon lontana
Far può, che la sovrana
Del mio gran Re virtute
Non sia pur tale e tanta
Che di lui sol si canta;
Mercè, pace e salute
Sperando sol da lui
Con grave biasmo altrui.
Sommo Francesco pio,
Non ti spaventi cosa
Che non può farti oltraggio:
La strada erta e sassosa,
Il tempo e fosco e rio
Del tuo mortal viaggio:
Ma 'l valoroso e saggio
Stelle, Fortuna e sorte
Vince, e rinasce in morte.