INNO SETTIMO.

By Luigi Alamanni

A mezzo giorno il Sole;

La Luna ond'ei s'asconde

Avanza ogni altra luce.

A gli elementi l'onde;

Il giglio alle viole;

L'oro a' metalli è duce.

Quella, che in terra adduce

Quant'ha bellezze il cielo,

L'alma mia Pianta altera

Avanza primavera,

E 'l gran signor di Delo:

Né pur le frondi perde

Per caldo mai, né gelo;

Anzi fiorita e verde

Più sempre si rinverde.

Se 'l suon di questa cetra

Potesse in alto gire,

Quanto 'l suo dolce odore;

Ben poria il mondo dire

Che fusse piombo o pietra

Chi non le fesse onore.

Stanno in alto valore,

E in nobiltà fondate

L'invitte sue radici;

Il tronco e i rami amici

Di chi con lor l'etate

Drizza all'eterna via,

Son carchi d'onestate,

D'amor, di leggiadria,

Cui par non fu, né fia.

Come talor beato,

S'ogni suo ben vedesse

Sarebbe il mondo cieco!

S'aperto conoscesse

Com'io quel tronco ornato,

Che per sua gloria ha seco;

Forse sarebbe meco

Ad onorarlo sempre

La notte e 'l giorno inteso.

Forse compunto, e inceso,

In disusate tempre,

Quest'amoroso peso

Di par con meco avrebbe:

Se mai per altri l'ebbe.

Amor, perché mi meni

A cantar sempre solo

Questi onorati rami?

Di quanto sdegno e duolo

Gli sento, e veggio pieni,

Ch'io pur gli adori e brami,

Forz'è ch'io cerchi e chiami

Altro soccorso omai;

Che troppo a dir mi stanco.

Voi che viveste unquanco

Ne gli amorosi lai,

Venite a darne aita:

Venite, ch'altra mai

Non vide umana vita

Tanta virtù compita.

E se mille altre piante

In questa parte e in quella

Invidia avranno, e scorno;

Venghin tra noi, dov'ella

Con le sue frondi sante

Durenza adombra intorno.

Ben s'avvedranno il giorno,

Che tutte loro avanza,

Quanto i ginepri il pino.

Felice almo giardino,

Ch'oltr'ogni umana usanza

Hai sì buon frutto in seno

Com'aver puoi speranza;

Ch'altro non sia terreno

Di tanta grazia pieno!

Esser beata in terra,

Perfetta in ogni parte

Non può cosa mortale.

Di par sovente parte

Colui che mai non erra

Il ben nel mondo e 'l male.

Altro nome immortale

Avrà Liguria, e lode;

Ch'ivi non lunge all'acque

L'alma mia Pianta nacque.

Altro terren la gode;

Ch'al ciel così già piacque,

Ch'ella restasse senza,

Per arricchir Durenza.