ISTRUZIONI A UN EMISSARIO

By Giuseppe Giusti

Anderete in Italia: ecco qui pronte

le lettere di cambio e il passaporto.

Viaggerete chiamandovi Conte,

e come andato per vostro diporto.

Là, fate il pazzo, fate il Rodomonte,

l'ozioso, il giocatore, il cascamorto;

e godete e scialate allegramente,

ché son cose che fermano la gente.

Quando vedrete (e accaderà di certo)

calare i filunguelli al paretaio,

fate razza; parlate a cuore aperto,

mostratevi con tutti ardito e gaio,

dite che il Norde è un carcere, un deserto,

un vero domicilio del gennaio,

paragonato al giardino del mondo,

bello, ubertoso, libero e giocondo.

Questa parola libero, buttata

là nel discorso come per ripieno,

guardate qua e là nella brigata

se vi dà ansa di pigliar terreno.

Se casca, e voi battete in ritirata,

seguitando a parlar del più e del meno;

se, viceversa, v'è chi la raccatta,

andate franco, ché la strada è fatta.

Franco, ma destro. A primo non è bene

buttarsi a nuoto, come fa taluno,

che quando ha dato il tuffo, e' non si tiene,

e tanto annaspa che lo scopre ognuno.

Prender la lepre col carro conviene,

girar largo, non essere importuno,

tastare e lavorar di reticenza,

con quel giudizio che pare imprudenza.

Far la vittima no, non vi consiglio,

perché il ripiego è noto alla giornata;

da sedici anni in qua, codesto appiglio

tanta gente in quei luoghi ha bindolata,

che si conosce di lontano un miglio

la piaga vera e la falsificata.

Anzi vantate, e fatevene bello,

che nessuno v'ha mai torto un capello.

Fatto che vi sarete un bravo letto

nell'animo di molti, e decantato

vi sentirete per un uomo schietto,

e dei fatti di qua bene informato;

dite corna di me; ve lo permetto;

dite che dormo, che sono invecchiato;

inventatene pur, se ve ne manca,

ché, come dico, vi dò carta bianca.

Del ministro di là dite lo stesso

ne' caffè, ne' teatri, in ogni crocchio;

anzi, a questo proposito, v'ho messo

sul passaporto un certo scarabocchio,

che vuol dire, inter nos, ordine espresso

di lasciar fare e di chiudere un occhio.

Andiamo: ora che siete in alto mare,

ecco la strada che vi resta a fare.

Fatevi centro della parte calda

che campa di sussurri e di gazzette,

e sia roba in giacchetta o roba in falda,

delira sempre e mai capisce un ette.

Agevolmente a questa si riscalda

con nulla il capo, e quando uno la mette

nel caso di raspare in tempi torbi,

arruffa tutto, e fa cose da orbi.

Compiangete il paese; screditate

quell'andamento, quel moto uniforme,

deridete le zucche moderate,

come gente che ciondola e che dorme;

censurate il Governo; predicate

che la pace le leggi le riforme,

son bagattelle per chetar gli sciocchi,

e per dar della polvere negli occhi.

Soprattutto attizzate i malcontenti

sul ministrume della nuova scuola,

che sopprime i vocaboli stridenti,

e vuol la cosa senza la parola.

Quello è un boccone che m'allega i denti,

e che mi pianta un osso per la gola,

mentre per me sarebbe appetitosa,

colla parola intorbidar la cosa.

Spargete delle idee repubblicane;

dite che i ricchi e tutti i ben provvisti

fan tutt'uno del popolo e del cane,

e son tutti briganti e sanfedisti:

che la questione significa pane,

che chi l'intende sono i comunisti,

e che il nemico della legge agraria

condanna i quattro quinti a campar d'aria.

Quando vedrete a tiro la burrasca,

e che il vento voltandosi alla peggio,

la repubblica santa della tasca

cominci a brontolare e a far mareggio;

dategli fune, e fatemi che nasca

una sommossa, un tumulto, un saccheggio:

tanto che i re di là, messi alle strette,

chieggano qua congressi o baionette.

Se v'occorre di spendere, spendete,

ché i quattrini non guastano: vi sono

birri in riposo, spie, se ne volete,

sfaccendati, spiantati... è tutto buono.

Se vi dà di chiapparmeli alla rete,

di far tantino traballare un trono,

spendetemi tesori, e son contento,

ché gli avrò messi al secento per cento.

Ohè, nel dubbio che qualcun vi scopra,

avvisatene me: tutto ad un tratto

vi scoppia addosso un fulmine di sopra,

e doventate martire nell'atto:

ecco il ministro a fare un sottosopra,

ecco il governo che vi dà lo sfratto:

e così la frittata si rivolta,

e siete buono per un'altra volta.

Per non dar luogo all'uffizio postale

di sospettar tra noi quest'armeggìo,

corrispondete qua col tal di tale

e siate certo pur che l'avrò io.

Egli, come sapete, è liberale,

e ribella il paese a conto mio.

Ci siamo intesi: lavorate; e poi,

se c'incastra una guerra, buon per voi.