ISTRUZIONI A UN EMISSARIO
Anderete in Italia: ecco qui pronte
le lettere di cambio e il passaporto.
Viaggerete chiamandovi Conte,
e come andato per vostro diporto.
Là, fate il pazzo, fate il Rodomonte,
l'ozioso, il giocatore, il cascamorto;
e godete e scialate allegramente,
ché son cose che fermano la gente.
Quando vedrete (e accaderà di certo)
calare i filunguelli al paretaio,
fate razza; parlate a cuore aperto,
mostratevi con tutti ardito e gaio,
dite che il Norde è un carcere, un deserto,
un vero domicilio del gennaio,
paragonato al giardino del mondo,
bello, ubertoso, libero e giocondo.
Questa parola libero, buttata
là nel discorso come per ripieno,
guardate qua e là nella brigata
se vi dà ansa di pigliar terreno.
Se casca, e voi battete in ritirata,
seguitando a parlar del più e del meno;
se, viceversa, v'è chi la raccatta,
andate franco, ché la strada è fatta.
Franco, ma destro. A primo non è bene
buttarsi a nuoto, come fa taluno,
che quando ha dato il tuffo, e' non si tiene,
e tanto annaspa che lo scopre ognuno.
Prender la lepre col carro conviene,
girar largo, non essere importuno,
tastare e lavorar di reticenza,
con quel giudizio che pare imprudenza.
Far la vittima no, non vi consiglio,
perché il ripiego è noto alla giornata;
da sedici anni in qua, codesto appiglio
tanta gente in quei luoghi ha bindolata,
che si conosce di lontano un miglio
la piaga vera e la falsificata.
Anzi vantate, e fatevene bello,
che nessuno v'ha mai torto un capello.
Fatto che vi sarete un bravo letto
nell'animo di molti, e decantato
vi sentirete per un uomo schietto,
e dei fatti di qua bene informato;
dite corna di me; ve lo permetto;
dite che dormo, che sono invecchiato;
inventatene pur, se ve ne manca,
ché, come dico, vi dò carta bianca.
Del ministro di là dite lo stesso
ne' caffè, ne' teatri, in ogni crocchio;
anzi, a questo proposito, v'ho messo
sul passaporto un certo scarabocchio,
che vuol dire, inter nos, ordine espresso
di lasciar fare e di chiudere un occhio.
Andiamo: ora che siete in alto mare,
ecco la strada che vi resta a fare.
Fatevi centro della parte calda
che campa di sussurri e di gazzette,
e sia roba in giacchetta o roba in falda,
delira sempre e mai capisce un ette.
Agevolmente a questa si riscalda
con nulla il capo, e quando uno la mette
nel caso di raspare in tempi torbi,
arruffa tutto, e fa cose da orbi.
Compiangete il paese; screditate
quell'andamento, quel moto uniforme,
deridete le zucche moderate,
come gente che ciondola e che dorme;
censurate il Governo; predicate
che la pace le leggi le riforme,
son bagattelle per chetar gli sciocchi,
e per dar della polvere negli occhi.
Soprattutto attizzate i malcontenti
sul ministrume della nuova scuola,
che sopprime i vocaboli stridenti,
e vuol la cosa senza la parola.
Quello è un boccone che m'allega i denti,
e che mi pianta un osso per la gola,
mentre per me sarebbe appetitosa,
colla parola intorbidar la cosa.
Spargete delle idee repubblicane;
dite che i ricchi e tutti i ben provvisti
fan tutt'uno del popolo e del cane,
e son tutti briganti e sanfedisti:
che la questione significa pane,
che chi l'intende sono i comunisti,
e che il nemico della legge agraria
condanna i quattro quinti a campar d'aria.
Quando vedrete a tiro la burrasca,
e che il vento voltandosi alla peggio,
la repubblica santa della tasca
cominci a brontolare e a far mareggio;
dategli fune, e fatemi che nasca
una sommossa, un tumulto, un saccheggio:
tanto che i re di là, messi alle strette,
chieggano qua congressi o baionette.
Se v'occorre di spendere, spendete,
ché i quattrini non guastano: vi sono
birri in riposo, spie, se ne volete,
sfaccendati, spiantati... è tutto buono.
Se vi dà di chiapparmeli alla rete,
di far tantino traballare un trono,
spendetemi tesori, e son contento,
ché gli avrò messi al secento per cento.
Ohè, nel dubbio che qualcun vi scopra,
avvisatene me: tutto ad un tratto
vi scoppia addosso un fulmine di sopra,
e doventate martire nell'atto:
ecco il ministro a fare un sottosopra,
ecco il governo che vi dà lo sfratto:
e così la frittata si rivolta,
e siete buono per un'altra volta.
Per non dar luogo all'uffizio postale
di sospettar tra noi quest'armeggìo,
corrispondete qua col tal di tale
e siate certo pur che l'avrò io.
Egli, come sapete, è liberale,
e ribella il paese a conto mio.
Ci siamo intesi: lavorate; e poi,
se c'incastra una guerra, buon per voi.