IV (353)

By Auteur inconnu

E tal son io, d'allor che infermo a morte

Alto incendio di febbre ebbi nel sangue,

Ch'io n'arsi tutto, e divampai sì forte,

Che sol Dio fu ch'io non rimasi esangue.

Da indi in qua le mie virtù risorte

Non son più mai, ond'ancor l'alma langue;

Ché senza lor, sue gran' ministre e scorte,

Ella è per l'opre sue fredda com'angue.

Né ben so ancor se il lor vigor natio

Vedran più mai queste mie carni e queste

Ossa spolpate ed agghiadati spirti:

Ché in quell'incendio e quel periglio mio

Fur per me troppo torbide tempeste,

E troppo varie ed arenose sirti.