IV (422)
Empie di stupor' nuovi e di contenti
Ogni alma fisa accanto al vago viso
Il lampeggiar d'un vostro dolce riso,
Accompagnato da celesti accenti.
Tacciono fermi ad ascoltare i venti
La voce giunta a noi dal Paradiso;
E un core, in vece di restar conquiso,
Gioisce al lume de' begli occhi ardenti.
La voce, che per mio superbo vanto
Ad or ad ora il mio parlar ridice,
E a noi ne toglie con soave incanto,
Indi s'avanza in chi t'ascolta e mira,
Poiché godendo, quasi in Ciel felice,
A' vostri pianti pur piange e sospira.