IV a
Questa mia calda e desiosa speme,
che nutrendo mi va di giorno in giorno,
alteramente adopra il chiaro tempo
ove il desir alberga, ove la fede
ha dato in preda l'onorato core
per essaltar al ciel l'umil mia rima
Ma forsi quella incolta e rozza rima
sola è cagion che manchi la speme
che 'l vostro alto pensiero e 'l vostro core
scema sovente , e lo mio fosco giorno
da voi discaccia l'aspettata fede,
ch'acquetando mi va di tempo in tempo.
E vedendo io tal variar di tempo,
un non so che ne la mia sciocca rima,
un desìo vano, una percossa fede,
un'or presente e fuggitiva speme,
convien ch'a mio malgrado pasca il giorno
di duol, di tema, di sospetto il core.
E conoscendo ancor l'ardente core
lo qual me avete dimostrato un giorno
con mille caldi effetti al più bel tempo,
pur il vivace ardor di tanta speme
vi fe' cangiar di segno in alta rima,
tal che sperando ogn'or manca la fede.
Or s'è in man vostra il mio onor e la fede,
e a la dotte man la rozza rima,
aprasi il petto e scopri il casto core
e facci rinverdir la secca speme,
che le farà che di sì lungo tempo
possino alfin mirar l'amato giorno.
Quando vedrassi tal felice giorno
per dar credenza a la perduta fede
Quando farà pur chiaro il fosco tempo
che mi contende udir la dolce rima
Quando meco sarà sì lunga speme
qual nudre il mio sì caldo e puro core?
Sia dunque il vostro core un lieto giorno
di questa verde fede, che di speme
nutrisce il tempo e la mia bassa rima.