IV. - Invocazione alla Vergine

By Bernardo Giambullari

Vergine bella, graziosa e pia,

fontana e fiume di misericordia

e di salvazion verace via,

òra per me e mettimi in concordia

col tuo dolce Figliuol, ch' è somma pace:

per mie difetto son con lui in discordia.

Tanto ne' mondàn vizi il mie cor giace,

tanto mi veggo involto ne' peccati,

ch'ogni opera divina mi dispiace.

Degno sarei andare in fra' dannati,

se la piatà del tuo dolce Figliuolo

non mi dimette que' che son passati.

I' credo certo nel mondo esser solo

più pessimo che gnun de' peccatori:

quando ci penso mi moro di duolo;

ma non esco però della vie fori

la qual m'induce alle pene etternale;

però ti priego che per me adori.

Credo che 'l mio pregar poco mi vale,

ma pure in te i' ho ferma speranza,

perché de' peccator t'incresce e cale.

La tua misericordia e tua possanza

e lo 'nfinito amor che tu ci porti,

e 'l tuo pregare, el nostro male avanza.

Tu se' la manna e l'odore e' conforti

che tutte l'alme inferme fai sanare;

non è nessun che possa nulla apporti.

Intendi, esaldi, Madre, il mio pregare:

se la tuo gran merzé non mi soccorre,

non ho rimedio a potere scampare,

Nel fuoco etterno la mi' alma corre

perché tirata v' è da tante guide

ch' i' non so per che modo ne la sciorre.

Moro pensando a quelle amare stride

che non si accheton mai, ma sempre in pianti,

dove l'un'alma l'altra sì conquide.

Degno sarei di sotto a tutti quanti

e forte temo che morte non giunga

e truovimi ribello a Dio e' Santi.

Non so quanto mie vita ha esser lunga,

e son tanto indurato nel mal fare

ch' i' temo che 'l ben far poco mi punga.

O dolce Madre, non mi abbandonare;

deh, priega per quest'alma tapinella

el Figlio tuo che la può liberare.

I' sono mia smarrita pecorella

e vorrei ritornare al mio pastore,

e non so ritrovar la strada bella.

Deh, apri, Madre, il mio serrato core

e riscaldalo sì che si raccenda

d'un vivo foco di perfetto amore;

tiralo 'n su che ma' più non iscenda

dalla tua volontà degna e filice,

sì operando che mi' alma ti renda.

Alta Regina e degna Imperadrice,

i' te ne priego per quella allegrezza

ch'ebbe il tuo cor, come quaggiù si dice,

quando salisti innell'etterna altezza,

nell'alta gloria infinita e gioconda

che non si può discerner suo bellezza.

E ogni grazia di lassù abbonda

a chi a te con umil cor s' inchina:

fa' che 'l mie cor a te sempre risponda.

O rilucente stella mattutina,

tu se' quel lume e se' quella fiammella

che dà splendor da sera e da mattina

e sempre volgi la tuo faccia bella

al tuo Figliuol, per noi sempre pregando,

mostrandogli del petto tue mammella;

dicendo: - Figliol mio, deh, pensa quando

i' t'allevai nel mondo in tante pene:

del petto mio ti venni utricando.

O dolce Figliuol mio, se mi vuo' bene,

abbi compassion de' peccatori;

fagli venire alle glorie serene,

e guardagli da' vizi e dagli errori,

difendigli da tanti tesi lacci

quant' è in ogni parte drento e fori,

sì che 'l falso nimico non gli abbracci

come sempre disia e sempre attende,

e mai non resta di dar loro impacci -.

Madre, tu se' la spada che difende

l'anime nostre da tanti martiri,

e pur ciascun mal merito ti rende.

Esaldi, Madre pia, e mie' sospiri;

concedi grazia al mio pretato core

che sempre il tuo voler seco mi tiri.

Dolgonmi e giorni e tutte quante l'ore

ch' i' ho lasciato andar sanza alcun frutto,

e honne a render conto al mie Signore.

Moro di doglia e son mezzo distrutto

pensando con che core o che aldace

i' gli anderò innanzi così brutto.

Però, Regina, i' t'addimando pace:

i' so che tu mi puoi trar d'ogni guerra,

e d'ogni buon principio se' capace.

Umilemente ginocchioni in terra

dico mie colpa di ciascuno errore,

ed ogni volta più che 'l mie cor erra,

lagrimando e piangendo con dolore:

dammi grazia ch' i' pensi a' mie' peccati,

sì che pace mi renda il Criatore.

I' ho sì gran paura ch' E' non guati

all'ostinato core ch' i' ho avuto,

che non mi mandi fra gli altri scacciati.

Se la mie mente avessi conosciuto

com'ella conosce ora a questo punto,

in tanti errori i' non sarei caduto;

e tanto m'ero col mondo congiunto

e nel vizio carnal fragile e brutto,

che all'etterno Iddio pensavo punto.

Nella mie vita ho fatto poco frutto:

perdonimi chi n' ha giusta balia,

che lo può fare ed è signor del tutto.

Deh, priegalo per me, dolce Maria!