IV

By Luigi Pulci

Prima ch'al Cegia le gotte rovini

que' costerecci stran' facti a barlecti,

credo sarà gran macco di sonecti,

ch'i' sento pigolar certi pulcini.

Venitene, vignuole et pippioncini:

se rovinassi il mondo et gli alti tecti,

ferito resteria senza sospecti,

sì che passate a campo, o pastaccini.

Non tanti billi billi: ognun m'adita,

ch'io paio quel che rivelò il tractato;

la poesia è tanto rinverdita,

havendo sempre il mio Parnaso allato.

Odi il corno: tu tu, Franco, v'invita;

prete, tu toccherai di schericato.

I' non ne sarò ingrato;

del capo gli occhi, o invidi, vi schizzi,

et chi non vuol restare in secco guizzi.