IV

By Niccolò Cieco

Ave, nuovo monarca inclito e vero,

ave, lucido sol fra gli altri raggi,

ave, sacra maiestas, degno impero!

Venite, intelligenti spirti saggi,

a confortare il mio debile ingegno,

ché 'l peso d'ignoranza non lo oltraggi.

Ma colui, che può far degno lo 'ndegno,

spiri tanto di grazia nel mio petto

quant'è a sprimer la lingua atto sì degno.

O 'Taliani, aprite l'intelletto,

specchiatevi negli anni e comprendete

del nuovo gaudio e ben seguìto effetto!

Ecco la pace vostra e la quïete,

ecco la luce e lo splendor fecondo

che sazierà la vostra longa sete.

O principato e monarca del mondo,

unico in terra, dignissimo Augusto,

re de' Romani e d'Ungheria, Gismondo,

forte, prudente, temperato e giusto,

fidel, caritativo e pien di speme,

placabil con virtù più che robusto,

sie benedetto il venerabil seme

tal pianta generò di virtù piena,

e benedetto sia chi t'ama e teme!

I' dico della splendida e serena

solida tua progenia generosa,

ché l'alber santo e santi frutti mena,

corona di gran fama espezïosa,

real sangue boemo, che succede

la dïadema di Cesar famosa.

O sacra maiestà, di cui si vede

ogni laudabil atto e virtüoso

per amplïar la cattolica fede,

di gran virilità prince famoso,

seguente il tuo magnanimo valore,

serenissimo, invitto e glorïoso,

eletto fusti tu, come 'l Signore

David elesse contro a' Filistei,

e fatto degno di reale onore.

Ancor si spera che 'nnanzi a' tuo piei,

per quel timor che gli consuma e doma,

verranno alla mercé gl'incredul rei;

e, se non fusse per quel che si noma

le sante sanza numer tue virtute,

non so in che termin fosse la tua Roma.

L'opre degne tue son conosciute

miracolosamente al mondo apparso,

cagion di tua e dell'altrui salute.

Maiestà santa, quanto n'hai già sparso,

pugnando sol pel nome di Colui

che non fu in croce del suo sangue scarso!

Tu e nostri emisper dubbiosi e bui

hai fatti luminosi, al sol vicini,

ch'alluma il fronte tuo co' raggi sui.

Fidissima speranza de' Latini,

tu se' con tanta umilità venuto,

qual vanno alla 'ndulgenzia i peregrini.

Con savio e buon consiglio e giusto aiuto

la Chiesa santa dirizzasti in via

del buon sentier, ch'ell'avia già perduto;

tu la traesti di tanta resia,

tu ricreasti la sedia papale,

nome acquistasti che mai più s'oblia.

Lo strupo dello scisma e del gran male,

per far sopra la terra un sol pastore,

togliesti via, ch'era bava infernale.

Tu conoscesti l'infinito errore:

a dirizzarlo fusti pronto e pio,

con senno e con ispesa e con labore.

Tu rilevasti la Chiesa di Dio,

cessando ogni zezzania, ogni veneno,

che 'nvestigato avea lo spirto rio.

Per te fu rotto il diabolico freno

che tenìa l'alma imprigionata e trista;

laude ne cresca al tuo stato sereno.

Ritorna alla famosa tua conquista,

contra' nimici della fé pugnando,

con tua corona, ancor per lor non vista.

Serenissimo re, ti raccomando

gli universi Cristian, ch'ognuno è liso

per longo spazio, in tua virtù sperando.

Riguarda il popol tuo quant'è diviso,

rassetta la svïata e la meschina

libera tua, che tanto tempo ha striso.

Per providenzia e promission divina

porti la verga di tal signoria,

riputabil virtù, forza e dottrina.

Per ben del mondo e per la parte mia

più che non mi toccasse per arrata,

tolgami Iddio de l'ore e a te ne dia.

Or la tua maiestà benigna e grata

degnare in questa patria esser venuta,

che fu con desider tanto aspettata,

per grazia gratis data si repùta

da esso Dio con ver conoscimento

tal dignità veder non più veduta.

Lieta felicità, lieto contento,

inestimabil gaudio e maraviglia

l'amato grazïoso avenimento,

dolce ricordo dell'antica figlia,

ché se', padre, cagion non mancò amore

Perugia e sua magnanima famiglia.

L'inclito tuo sereno anticessore,

sotto la dïademata ghirlanda,

crebbe trïunfo al perugino onore,

el qual, per sua reciplica dimanda,

sì per rispetto de gl'imperial fregi,

con grande affezïon si raccomanda,

membrando i ricevuti onori e pregi,

la ricca fonte e 'l sito in preminenza

d'antichi conceduti privilegi,

raccomandar con tutta diligenza

il degno Studio e gli egregi dottori,

la illustra e famosa sapïenza,

raccomandare i lor civili onori

d'arte e comune ufficio e magistrato,

magnificenza de' signor priori.

È in ispezialtà raccomandato

el filiar presente regimento

ecclesiastico e tranquillo stato:

amor, favore a lor mantenimento,

ché son letati di tua preclarezza

e del tuo serenissimo aümento.

In ogni amaritudine e dolcezza

tu se' la luce di tutti e gentili,

refugio e principal di gentilezza.

Memento adunque de' buon servi umìli,

ché, se mai passi il mar colla tua setta,

sequente la virtù, sarien virili.

O sacra maiestà di sopra eletta,

alza el santo vessillo e 'nnanzi vada:

Gerusalem con desider t'aspetta!

Spoglia la illustra valorosa spada,

giustificata per punir chi erra;

dirizza al bon fidel la santa strada,

che ti farà felice in pace e 'n guerra.

La tua virilità non ha sospetto,

ché sol del nome tuo trema la terra.

Tutto è levato al cielo il tuo concetto,

in te giustizia regna, in te perdono,

ogni virtù nel tuo cesario petto,

referir laude e grazie al sommo bono

di tal felicità, poi ch'a lui piace

el mondo ricrear d'un tanto dono.

Gloria in excelsis Deo e in terra pace.