IV

By Niccolò da Correggio

Como sol peregrin, che cerca e trova

quel ch' a la vista a pena il cor dia fede,

e se fermi a mirar qual cosa nova;

simile a questo io sto saldo in su un pede

a contemplar una bella pittura,

ove chi più affatica in lei men vede.

Pur una tella ordir alla Natura

veggio, e il libero arbitrio esser textore,

e veggio chi la purga e chi la cura,

chi dice esser distincto el tempo e l'ore,

predestinato o previso o prescito

come il fuoco dissolve il nostro umore;

e veggio alla ragione il senso unito;

e di quanta excellenzia è una pura alma,

pria che sia sottoposta a l'apetito.

Scio come al corpo tal frutto se incalma,

organizato prima al materno alvo,

e scio di che si crea la nobil psalma.

Io volentier direi pur: — Mi rissalvo:

adiutami, Signor, ch'el non si extende

tant'alto el veder nostro, e fami salvo!

Tua incomprensa potenzia qua se intende

attribuïta alla paterna essenzia,

e per questo, timor nel cor ne accende;

al Figliuol se dà poi tuta la scienzia,

al Spirto Sancto infinita bontate,

amor a questo, a l'altro reverenzia.

In tre persone una sola unitate,

e questa trinità firmo io confesso

'nanti che fusser mai cose create.

Credo, Signor, che tu vedevi expresso

che per fragilità di questa carne

cometer si dovea sì grande excesso,

e credo ne creasti per salvarne

e ristaurar el ciel di sue rüine

e non per preda a' spirti inferni darne.

Scio ch'ogni opra che fai tende a bon fine,

ché così vuol la tua bontà infinita.

Ma pur io veggio crude discipline,

patibulata ed inquïeta vita,

fredi, fame, vigilie, e poi quel passo

che a pensargli mi fa l'alma smarita.

Da che l'angel ribel fe' il gran fracasso,

quanti lazuol in ogni parte ha tesi!

chi è morto e chi Medusa ha fatto un sasso.

Quanti pel natural peccar sun resi,

per amar giunti al duro precipizio

in ogni parte e in diversi päesi!

Perché vuo' tu ch'el sia capital vicio

concupiscenzia, l'ocio, ira e golla,

se Natura nel porge al nostro inicio?

Qui par mancar tua sapïenzia solla:

non per dir contra te, Summo Motore,

senza dil qual non formarei parolla:

tuto perplexo tremo dentro al core

e voria dir di che io mi maraveglio,

ma temo di commetter qualche errore.

Se 'l mondo regi sol piegando il ciglio,

redimer non potevi poi che l'angue

avea condutti i primi a tal periglio?

Tropo copiosa redempzion fu il sangue

in ricompensa di uno uman peccare,

ch'io moro a contemplar te tuto exangue;

e se per morte se dovea salvare,

d'un solo, il popul tuto, era pur iusto

a cui fallito avea, tal pena dare.

Poi che fu vinto il vincitor nel gusto,

che in quel medesmo i nostri avea ingannati,

per qual l'Inferno fu tuto combusto,

i patri nostri fur tutti salvati

e dietro al segno del candido panno

andàr da chi cum gli altri avea creati.

O che gloria a collor che là su stanno!

E noi senza pastor, grege infelice,

a pericul siam qui di mazor danno!

Deh, solvime tal dubio, o Bëatrice,

come già festi a l'amato poeta,

che fu per te sol unica fenice.

Fàmi chiaro saper cum qual moneta

debb'io pagar il debito che resta,

poi che 'l sangue de Cristo non mi queta.

Qual legno travagliato da tempesta,

che da contrarii venti è combatuto,

tal si ritrova la mia mente mesta.

Tu adunque sei mia stella: or porgi aiuto,

ch'io drizi a miglior porto le mie sarte,

e non mi far del tuo saper rifiuto. —

Apena ebbi finito, che in più parte

vidi raserenar nostro emispero

e Vener lampegiar, Mercurio e Marte,

e vidi scender dal suppremo impero

la dea invocata in sul carro di Elia,

né vidi per qual strada o qual sentiero.

Quivi se intrica ormai mia fantasia,

né dir saprei il nobile apparechio

e 'l dolce armonizar ch'ivi se udia.

Portava questa dona in man un spechio

e a i piedi avea de libri un gran volume,

e in mezo vi sedea un bianco vecchio.

Sopra essa una columba, in mezo un lume,

el carro quadro, e sopra l'angul dritto

una aquila vi avea cum larghe piume;

da man manca era quel che tanto ha scritto,

e sopra questi de angioli un bel coro,

cum grande ordine tuti, come è ditto;

drieto vi avea un leon cum l'ale e un toro,

in mezo sedea lei tuta splendente,

sublevata la sedia in lame d'oro.

Si mosse verso me benignamente,

chiamòmi a nome e disse: — Figliuol caro,

qual cagion sì offusca la tua mente?

Ben che a' mortali tal grazie io fo di raro,

domanda quel che vòi, ch'io non fo scusa

ch'io non te cavi il dolce d'ogni amaro. —

— Un dubio sol mi tien l'alma confusa —

risposi, — al qual admiro io sol medesmo,

e l'umana natura par delusa.

Da poi che siam rinati dal batesmo,

come comanda il novo testamento,

tolti per quel dal falso paganesmo,

a che tanti supplìci e tal tormento?

Pagato è pur l'original delitto

a ragion di migliara e più per cento.

Questo a Satan dà per magior conflitto,

pur che cum grazia venga un tale adviso

che un penitente mai fu derelitto? —

Ditto questo, la dea cum dolce riso

volse gli occhi ver me cum tal dolceza,

che parse che si apprisse il Paradiso:

— Cosa imposibil alla eterna alteza

non è — disse — né fu né sarà mai;

dimanda una sol cosa, e quella appreza,

e per questa dimanda doni assai

sol vi prometti, e quel che vuol per censo,

tutti ne cava da li eterni guai:

questa è una pura fé cum dòlo intenso

e affanno dil commesso error passato,

ché a Dio un cor contritto è dono immenso.

Questo a l'eterno padre è don più grato,

ché in ciò tacitamente si confessa

la clemenzia in che mai non ha mancato.

Cum questa sta la grazia grata amplessa,

ché 'l mister de la fede mai non gusta

chi vòl farsi a Dio grato e far senza essa:

senza la fede ogni opra nostra è frusta

e tute l'altre questa sola avanza,

pur che la sia abundante e non angusta.

Vedi che valse già l'aver fidanza

a Pietro, e ' Andrea la rette aver lassata,

ché Dio lor fe' del ciel tanta abundanza.

E quando il disse non aver trovata

tanta fé in Isdräel quanto in costei,

fu per quel sol da ogni error lavata.

Quanti furon salvati de gli Ebrei,

como colui che disse: — Io non sum degno

ch'intrino in casa mia tuo' sancti pei! —

E 'l ladro, poi che 'l vide in sul dur legno,

cum fede e contrition rivolto a quello:

— Memento mei, cum veneris nel regno. —

L'altro, che no 'l seguì, se 'l fe' ribello;

a quel che ge fe' poi la piaga cruda,

l'alma illuminò quel pur agnello.

Nul che si penta mai Cristo rifiuda,

sta cum l'aperte braccia a perdonare

e perdonava, sol se pentia, Iuda.

O miser, pertinaci nel mal fare,

cum che viperea e indiavolata lingua

Cristo alla morte usate a despregiare!

Perché tollera Dio, che non vi extingua,

non imponendo a nostre bocche il freno,

che così par che 'l biastemar ve impingua?

Qual Attila più crudo, over qual Breno,

è or di Dio il popul tanto ingrato,

che, a pensargli, di doglia io vengo meno.

Questo orribil, nefando e rio peccato

Dio provocava a ira in magior fretta

quando Deus ultionum era chiamato.

Aspetta, peccator, la gran vendetta,

più aspra quanto a darla più si tarda,

ché su l'arco già tesa è la saetta. —

Crolando il capo quivi tacque, e guarda

cum venusta iracundia, e seguì poi

el primo ragionar, che par che m'arda:

— Quanto la fede sia, vedrai, se vòi,

ché a gli anteditti mal basta a far grazia,

se ella ne vien cum gli attinenti soi.

— Questa soluzïon assai mi saccia. —

Ma ognor più vago de udir più inanti

dissi: — Se nel mio dir non mostro audazia ... —

Come Febo quando ha i dextrier inanti

che cum la sferza li corregie e guida,

tal questa, al carro quadro alti elefanti,

vollose al ciel, dove or l'alma se anida,

e mi lassò confuso in cotal modo,

qual om c'ha perso la sua scorta fida.

Parsemi alor aver disciolto il nodo

dal collo e col piè rotto il dur laccio

dil qual più assai che del mio viver godo;

e al mio intelletto, involto in novo impaccio,

mi volsi e il ricercai in tute bande,

ché la ragion ne avea pòrto il suo braccio.

L'occiose piume e le grasse vivande

non pascon l'alma più di nutrimento

come andar per li boschi a pascer giande.

Casca qual un ligustro in un momento

questa nostra caduca vita e breve,

che non volla sì ratto un buffo o un vento.

Questo pensier mi si fa duro e greve,

e l'ostinata voglia al so mal prompta,

ch'io mi dileguo come al sol la neve.

Parlar non lice a chi dil ciel dismunta,

da poi c'ha visto la celeste arcana,

ove vista mortal mai più sia giunta.

Così lustrata la mia mente insana,

vuo' seguir di la dea il ver vestigio,

dal cor scaciando ogni vil voglia e vana,

per passarne sicur al fiume stigio.