IV
Fra l'alte mole e' sacri tempi udia
rotar quel buono arroto tanto forte,
che non gli fe' cotanto mal la morte
'l vederlo stretto dentro una tarsia.
Quella si sega poi, o mente impìa!,
con sì gran cicalate, che più corte
di poi il mangiar de' frati e quei di corte
altrui non danno così gran ricadìa.
A queste gran tre arti e' graffia il muso,
e non si sente mai qual più gli piaccia;
dice in un sonettaccio l'ha concluso.
E del disegno 'l proffilo e la faccia
co' i ferri aguzzi il tondo ha sì confuso,
che l'arte e' libri e sé e 'l mondo impaccia.