IV
Correndo gli anni già di Gieso Cristo,
nel mille quatrocensettantadue
Firenze di Volterra fé racquisto,
che mirabile impresa al mondo fue.
Tanto risiede ben sopr'alto monte
cinto di valle e scogli in su e 'n giùe,
tal che la lupa invan v'alza la fronte,
da poi ch'ella vi vide entrar quel veltro
che vi mosse veloce el nobil Conte
d'Urbin, signor gentil da Monte Feltro
di cui fa Dante assai chiara menzione,
venuto a non cibar terra né peltro,
ma sapïenza, giustizia e ragione,
amore e gran virtute
e prender suo bastone
a rifiorir sua fama in campo Eliso
con genti illustre, floride e serene
e di quel ch'apre e serra il paradiso.
Le quali insieme, tutte accolte bene,
li più che ventimila per Marzocco,
di subita vittoria aveano spene;
ché con pregiati arcier da porre in brocco
Baiardo, conduttor d'ogni pedone,
e il Marchese, a monte il fiero stocco,
preson subitamente un bastïone
fatto da' Volterran, che v'eran tratti
poco avanti alla porta; onde cagione
fu agli uomini drento el chieder patti,
di che se ne cessor le gravi offese;
e quei ne mandôr due a ciò più atti,
da' quali in lunga pratica s'intese
che si levassi intorno a lor la guerra,
volendone ei pagar fin lì le spese,
e che raccomandata ancor Volterra
restassi, come prima era, a Firenze,
a compagnia ch'un sol voler diserra.
Che non v'acconsentîr le 'ntelligenze,
che questo praticoron perché tema
avien che non chiamasse altre potenze,
ma consiglior che dentro ella si prema
con gran fortezza a trarne ogni periglio,
ché la schiuma nettar pignatta scema.
Così preson que' savi esto consiglio;
dissono agli orator: «Tornate e dite
che Marzocco le vuol ficcar l'ardiglio;
e, per tesser le tele in campo, or dite
due nostri commessari fiorentini
con bellici strumenti e con pulite
cerne di molti nostri contadini,
agli essercizi lor parati e pronti,
che ben parean possenti paladini».
Dissono: «Omai convien che su si monti
colle bombarde grosse e bombardelle,
palle e polvere assai che le raffronti,
e molti saettumi e spingardelle,
con briccole e trabocchi e gravi pondi,
che gli ributtin ben l'ampie scarselle
sì dentro alla città, che vi si sfondi
tutte le torre e case e' suoi palazzi,
finché tutta Volterra si profondi,
o che 'l popol si levi e che n'ammazzi
color che vi si fêr simile a Gano,
e li soldati lor fino a' ragazzi.
E voi le date fuor battaglia a mano,
o nobil gente d'arme addorna e bella,
ben confortata qui dal capitano,
che par Cesare armato in sulla sella,
pien di buono ardimento e di valore
contra questa città, ch'era ribella,
ma ora è rïavuta in un furore,
nel qual saria tutta ita a saccomanno,
sennonché 'l capitan ne diè terrore.
Non ch'ella non n'avessi alquanto danno,
di che son fatti esenti i Volterrani,
chi 'n terzo grado e chi per alcun c'hanno,
e ponsi alle lor doglie ambo le mani
con benigni riguardi e dolci effetti,
come medico sperto a fargli sani.
E come madre a' suoi figli diletti,
quando gli vede o sente tribulati,
che si rende piatosa a' loro aspetti,
così la mia Fiorenza ha richiamati
color che da Volterra eran fuggiti,
per non esser de' primi i mal trovati;
e hagli alla lor patria riüniti
e cancellata loro ogni discordia
e di novello amor gli ha rivestiti,
e a tutta la terra di concordia
rendut'ha al modo usato la salina,
e tutto giorno n'ha misericordia
quest'alma grazïosa fiorentina,
che diè il bastone al conte Federico,
confortandosi in suo virtù divina.
Ond'io, Giovanni Ciai, ancor mi brigo
spiegare al mondo l'alta sua vittoria
ben dritta, come qui miei versi rigo
a perpetüa laulde e gran memoria
del suo buon nome etterno e di coloro
che con filicità e somma gloria
porton le palle e' gigli a scudo d'oro.