IX – Sannazzaro

By Giacomo Leopardi

Alma beata e bella,

Che da' legami sciolta

Nuda salisti ne' superni chiostri;

Ove con la tua stella

Ti godi insieme accolta;

E lieta ivi schernendo i pensier nostri,

Quasi un bel Sol ti mostri

Tra li più chiari spirti;

E coi vestigi santi

Calchi le stelle erranti;

E tra pure fontane e sacri mirti

Pasci celesti greggi;

E i tuoi cari pastori indi correggi;

Altri monti, altri piani,

Altri boschetti e rivi

Vedi nel cielo, e più novelli fiori;

Altri fauni e silvani

Per luoghi dolci estivi

Seguir le ninfe in più felici amori.

Tal fra soavi odori,

Dolce cantando, a l'ombra,

Tra Dafni e Melibeo

Siede il nostro Androgeo;

E di rara dolcezza il cielo ingombra,

Temprando gli elementi

Col suon de' novi inusitati accenti.

Quale la vite a l'olmo,

Ed a gli armenti il toro,

E l'ondeggianti biade a' lieti campi;

Tale la gloria e 'l colmo

Fostu del nostro coro.

Ahi, cruda morte! e chi fia che ne scampi,

Se con tue fiamme avvampi

Le più elevate cime?

Chi vedrà mai nel mondo

Pastor tanto giocondo,

Che cantando fra noi sì dolci rime,

Sparga il bosco di fronde,

E di bei rami induca ombra su l'onde?

Pianser le sante Dive

La tua spietata morte;

I fiumi il sanno e le spelunche e i faggi:

Pianser le verdi rive,

L'erbe pallide e smorte;

E 'lSol più giorni non mostrò suoi raggi;

Né gli animai selvaggi

Usciro in alcun prato;

Né greggi andar per monti,

Né gustaro erbe o fonti:

Tanto dolse a ciascun l'acerbo fato:

Tal che al chiaro ed al fosco

Androgeo Androgeo sonava il bosco.

Dunque fresche corone

A la tua sacra tomba,

E voti di bifolchi ognor vedrai:

Tal che in ogni stagione,

Quasi nova colomba,

Per bocche de' pastor volando andrai;

Né verrà tempo mai

Che 'l tuo bel nome estingua,

Mentre serpenti in dumi

Saranno, e pesci in fiumi.

Né sol vivrai per la mia stanca lingua,

Ma per pastor diversi,

In mille altre sampogne e mille versi.

Se spirto alcun d'amor vive fra voi,

Quercie frondose e folte,

Fate ombra a le quiete ossa sepolte.