IX – Sannazzaro
Alma beata e bella,
Che da' legami sciolta
Nuda salisti ne' superni chiostri;
Ove con la tua stella
Ti godi insieme accolta;
E lieta ivi schernendo i pensier nostri,
Quasi un bel Sol ti mostri
Tra li più chiari spirti;
E coi vestigi santi
Calchi le stelle erranti;
E tra pure fontane e sacri mirti
Pasci celesti greggi;
E i tuoi cari pastori indi correggi;
Altri monti, altri piani,
Altri boschetti e rivi
Vedi nel cielo, e più novelli fiori;
Altri fauni e silvani
Per luoghi dolci estivi
Seguir le ninfe in più felici amori.
Tal fra soavi odori,
Dolce cantando, a l'ombra,
Tra Dafni e Melibeo
Siede il nostro Androgeo;
E di rara dolcezza il cielo ingombra,
Temprando gli elementi
Col suon de' novi inusitati accenti.
Quale la vite a l'olmo,
Ed a gli armenti il toro,
E l'ondeggianti biade a' lieti campi;
Tale la gloria e 'l colmo
Fostu del nostro coro.
Ahi, cruda morte! e chi fia che ne scampi,
Se con tue fiamme avvampi
Le più elevate cime?
Chi vedrà mai nel mondo
Pastor tanto giocondo,
Che cantando fra noi sì dolci rime,
Sparga il bosco di fronde,
E di bei rami induca ombra su l'onde?
Pianser le sante Dive
La tua spietata morte;
I fiumi il sanno e le spelunche e i faggi:
Pianser le verdi rive,
L'erbe pallide e smorte;
E 'lSol più giorni non mostrò suoi raggi;
Né gli animai selvaggi
Usciro in alcun prato;
Né greggi andar per monti,
Né gustaro erbe o fonti:
Tanto dolse a ciascun l'acerbo fato:
Tal che al chiaro ed al fosco
Androgeo Androgeo sonava il bosco.
Dunque fresche corone
A la tua sacra tomba,
E voti di bifolchi ognor vedrai:
Tal che in ogni stagione,
Quasi nova colomba,
Per bocche de' pastor volando andrai;
Né verrà tempo mai
Che 'l tuo bel nome estingua,
Mentre serpenti in dumi
Saranno, e pesci in fiumi.
Né sol vivrai per la mia stanca lingua,
Ma per pastor diversi,
In mille altre sampogne e mille versi.
Se spirto alcun d'amor vive fra voi,
Quercie frondose e folte,
Fate ombra a le quiete ossa sepolte.