IX

By Mariotto Davanzati

Quel divo ingegno, qual per voi s'infuse,

onde 'l greco e latin poema uscìo,

o sacre o sante e venerande Muse,

s'infonda or sì nello 'ntelletto mio

ch'al degno e bel prencipio, mezzo e fine

ne satisfaccia tal qual io desio!

O chiome illustre mirte e pellegrine,

sovenite ora al servo bisognoso

coll'arme fuor delle mortal vagine!

O di mie vita sostegno e riposo,

compatrïoti miei Dante e Petrarca,

sanza i qua' di parlar non sare' oso,

ponete mano alla mie fragil barca

sicché, per mezzo di duo sacri lumi,

di palma e lauro in porto arrivi carca,

trattar volendo elezioni e costumi

e legami ed effetti d'amistate,

come s'apprenda mantenga e consumi!

Notar dovriesi pria la degnitate

immensa in tanto sublime inventore,

quanto la lingua nostra ha di bontate;

ma, sol per non uscir del certar fore,

in me disposi tacerlo al presente

per cerner tra gli amici el frutto e 'l fiore.

Né in invenzion fabulose e assente

dal termin dimandato vo' mie versi

indarno ispender sì disutilmente,

quale in opre comporre, o in diversi

titoli degni a parlar per figura,

sotto fizion già molti intender fêrsi.

Ma perché con poetica mistura

filosofia è qui ferma e 'ndivisa,

tutte fizion fien fuor d'esta misura.

Né per ambizïon vo' far recisa

amicizia da sé, soffisticando

per vari modi e sentenzia intercisa.

Alcun dice amicizia regnar quando

l'uno amico dall'altro utile aspetta

e, quel mancato, lei venir mancando;

e ch'un'altra amicizia è che diletta

la vita dell'amico, e qual si volta

el disiderio, tal la fa imperfetta.

Così, sott'ombra d'amistà, raccolta

fanno di molte e varie adulazioni,

qual tedian chi le dice e chi l'ascolta.

Ma a vera amicizia i miei sermoni

drizzo, la qual sol per virtù s'elegge,

unica, intègra a paragon de' buoni.

Tant'alta gloria in sé reserva e regge

questo immortale, invitto e divin titolo,

che comprender nol può l'umana gregge.

E se in prosa, in dialogo o 'n capitolo

alcun trattonne o tratta, il caso innizia

e scompigliato poi lascia il gomitolo,

ché questo eccelso effetto d'amicizia,

qual dee, regnando per sua conseguenza,

il rigor danna e ministra giustizia;

onde i mortali invan viverien senza,

né necessaria cosa più ci appare

pel conservar dell'umana semenza.

Con costante e matur diliberare

Socrate vuol ch'elegger cerchi amici

con possa e voglia a fedeltà servare,

e ch'amico è chi non pur ne' filici

avenimenti ti vicita e proffera,

ma fermo a' medïocri e a' mendici,

e per l'amico amico in pace soffera

qualunque cosa più greve e molesta

e di nuovo sé pronto dona e offera.

La vita dell'amico allegra o mesta

qual la tuo propria debbi reputare,

e d'un pari volere esser contesta,

e volere anzi vita abbandonare

pel vero amico che coll'inimico

viver, credendo per lui triünfare.

Aristotile afferma che l'amico

nel prosper tempo a conoscere è duro,

ma presto il cerna lo stato mendico;

che fuor d'amistà sia acro e scuro

el vivere, e che nullo eleggerebbe

di viver senza nel tempo futuro;

che, tolto a' fortunati in chi vorrebbe

per amistà lor ben comunicare,

la lor prosperità nulla sarebbe,

né potrieno atto virtuoso usare;

el miser, non avendo alcun refugio

d'amico, si porria morto chiamare

e che 'l bruto animal, che dal pertugio

sol di natura il lume attende e piglia,

privo d'ogni elezion, col cervel bugio,

amar si vede, effetto e maraviglia;

onde amicizia nasce e si nutrica

e virtù senza lei non si consiglia.

Onde vuol ch'amistà virtù si dica

essere in sé o tal qual virtù puote,

senza la quale indarno s'affatica.

Ma Teofrasto par ch'affermi e note

dover l'amico anzi amar che provare

s'estrema nicistà non si percuote.

E Pittagora vuol che tal trovare

si debba uom senz'amico, qual senz'alma

corpo, possendo vivo al mondo stare.

Né vuol che tu ti carchi della salma

dell'adular l'amico, ch'amistate

da dritto e ben parlar prencipia e calma;

e che sia amico di tal degnitate

ch'altri d'averlo per nimico tema,

e, quando regge in gran prosperitate,

l'amico tuo il vicitare iscema

e va' vi raro se non se' chiamato;

ma s'egli avien che 'l male stato il prema,

senza chiamar debb'esser vicitato

e soccorso da te col dire e 'l fare,

mostrando lui, non sua fortuna, a grato;

e che l'amico, quando ingiurïare

si vede, tal più ch'altri si corruccia,

qual freddo o caldo non può insieme stare.

E se per caso amico da te muccia,

nemico fatto, non speri che t'ami

in etterno, ché tutti èn d'una buccia.

E ben ch'amico a te si mostri e chiami,

tornar cercando in tua pristina grazia,

quale a' pesci t'aopra e l'esca e gli ami;

né cerca per amor di contumazia

volere uscir, ma per util ch'aspetta,

o per me' far di te suo voglia sazia;

sicché, se ben non colse la saetta,

la quale a te come nemico trasse,

sotto inganno me' colga e vada netta.

Ed amico richiedi quel gustasse

di voler tu da lui esser richiesto

perch'amistà d'un sol lato non fasse,

degno, giusto legame alto ed onesto

esser dell'amistà la vera fede,

senza 'l qual sarie 'l mondo acro e funesto.

E Augustin, d'Ambrogio degno erede,

in Civitate Dei vuol che l'amico

ami qual l'alma che dentro a te sède.

Ma 'n fra più degne cose ch'io v'isprico

per distinguere il titol glorioso,

qual mai non giunse moderno od antico,

non vo' che 'ndietro, derelitto e ascoso,

il nostro moral Seneca rimagna,

d'ogni virtù, ma più di questa, sposo,

qual vuol più dolce, più nobile e magna

cosa non possa al mondo uom possedere

ch'un amico provato in suo compagna,

col quale ogni accidente, ogni pensiere

possa cumunicar qual con se stesso,

e di par voglia allegrare e dolere.

Né vo' tacere insomma il noto espresso

volume, il quale il nostro almo oratore

per ciò compose; ma pur brieve il tesso,

perché, ordinato a narrar tal tinore,

sarie il framesso più che la vivanda:

ma diànne quel ch'è di miglior sapore.

Onde afferma che ciò ch'uomo addimanda

siccome cose buone e singulari

una disia, perché in altra si spanda.

Qual per ispender si disia danari

e per seguito aver, brama potenza,

onor, per esser tra gl'illustri e chiari

diletto dona d'allegrezza intensa,

amistate per esser amicato;

e così l'altre van per conseguenza.

Ma solo ad amicizia è riservato

da tempo né da luogo esser rimossa,

ma ti bisogna da qualunque lato;

e che sempre ti segue e sempre ha possa

dove acqua o foco non ti fa mestieri,

e d'ogni tuo sinestro alla riscossa;

tal che l'amico morto, e non pure ieri,

qual prima vive nella mente al vivo

amico, e 'n fama ritorni qual t'eri.

E tal cosa uom per sé di fare è schivo

che per l'amico fa, perch'onestate

d'onor l'addorna in altri, e 'n sé il fa privo.

E tutte cose, a fermezza ordinate

di cielo in terra, dice Agrigentina,

discordia fugge e contrage amistate,

la qual tra' buon com'oro in foco affina:

in par consentimento e voluntà

suo forza regge e in averso ruina.

Nel vecchio amico è tal più degnità

che nel nuovo, qual è dal fiore al frutto,

ché l'un dà speme e l'altro utilità.

E vita brevitale in parte o in tutto,

secondo ch'Ennio vuole, esser non puote

senza benivolenza o suo costrutto.

Or tutte este sentenzie sopra note

per molti e varî autor, qual sai, racconto,

non tutte in me son ferme né remote;

ma quanto i' ne conosco e sento pronto

esplicherò, non più come auctorista,

ma qual per dare e per aver tien conto.

Amico ver l'amico non resista

per mezzo alcun, se non qual se medesmo,

e 'n duo corpi un'anima consista.

E quale in ciel volar senza battesmo

può l'alma tal qui può regnare schiatta

senz'amistà, mancandone un millesmo.

Né per offesa dall'amico fatta

ti debbi mai dall'amicar partire,

anzi di ridur lui col ben far tratta,

ché, proponendo in te, se a te fallire

vedrai l'amico, che più amar nol vogli,

nemico occulto ti vieni a chiarire.

Perché sospetti infra due sono scogli

maggior contro amistate ch'all'acquisto

del paradiso rapine ed orgogli.

E nell'incerto caso, lieto o tristo,

qualunque amico si conosce e scorge

s'egli è fin oro o rame insieme misto.

Il savio sempre al prencipio s'accorge

non si dover co' rei innamicare,

perché tale amistà de' due l'un porge:

o 'n infamia gravissima cascare

pe' portamenti lor brutti e inonesti,

o con odio da lor partenza fare.

Prova l'amico tuo, se 'n fatti e 'n gesti

amicizia, qual dee, dentro a sé sente

non per profitto d'util che 'n te resti,

ma sol per carità farlo gaudente

di tal dolcezza, nulla possedendo,

e se in lui regna in addoppiar fervente.

E perché molti, non ben discernendo,

carità dicono essere amicizia,

qual differenza v'è chiarire intendo:

sorelle son, perché ciascuna innizia

da dritto amore, onde amicizia attende

ad amicare e general letizia;

carità quella conserva e difende

contro agli assalti d'odio e di discordia,

e di più sempre amar fiamma raccende.

L'amico aiuta e non pur con esordia,

ma col portar del suo fallo la pena,

se loco in ciò non ha misericordia;

però ch'Amor, la Magestà serena,

e gli angeli creare e l'uom dispose

e a far Maria poi di grazia piena

pel peccar nostro e, tutt'altre vie ascose

sendo a poter purgar tanto delitto,

in croce il Figlio per l'amico pose.

Onde da amicizia ogni profitto

di tutte altre virtù nasce e mantiensi,

senza quale ogni bene è derelitto.

Però fa' che coll'alma, il core e' sensi

ami l'amico e serva colla fede,

la quale a te per te propio appartiensi,

sempre, in qualunque caso gli succede.