IX

By Niccolò Cieco

Sola dirò virtù, che 'l mondo onora

l'obietto del suo segno,

dai buon seguìta perché conosciuta.

In quella parte dov'ella dimora

fa di gran pregio degno

lo spirto; da chi grata è ricevuta,

quanto più l'ama, conosce e ripùta

tanto cresce l'effetto,

che per essa virtù gli porge lume,

e fallo circuspetto

di nome, d'onoranza e di costume,

finché diventa in lei tutto perfetto.

Indi prende diletto

l'anima e 'nverso il suo principio mira,

per virtù del disio ch'al ciel la tira.

Virtù fa lieta in sé sempre la mente,

quand'è dentro albergata,

e così il vizio la contrista e danna.

La coscïenza semplice e fervente,

ch'è di virtute armata,

caso d'aversità punto l'affanna;

non si commuove come al vento canna,

ché virtù la circonda,

fondata nell'amor di sua chiarezza,

sanza macula, monda,

perché virtù possiede la fortezza,

medïante la qual tutta è gioconda.

Così cresce feconda

la viva vita, che già mai non more:

morte non può nel virtüoso core.

Virtù drizza il nostro desidero

al sommo bene eterno,

che mai non si daria per nostro merto.

Virtù dà luce al nostro emispero,

virtù serra lo 'nferno,

e 'l vizio il tien dall'altra parte aperto.

Virtù fa l'uomo audace al bene sperto,

non paüroso o lasso;

e 'nsieme con virtù cresce la possa.

E n'è onorato il sasso

posto a coprir del virtüoso l'ossa,

e 'l dissoluto ha sempre il pensier basso,

senza ritrarsi un passo

della dannosa via falsa e lasciva,

che pria di lode e poi di grazia il priva.

Ogni effetto, che in sé virtù si dice

per l'atto virtüoso,

mostra l'origin suo donde procede:

di virtù nasce onor, gloria felice,

e del miser vizioso

danno e vergogna e zenzania si vede.

E tien fitto nel loto il grieve piede,

nel mal viver corrotto,

e, quanto più s'aggira, più s'infanga;

sempre ha la man più sotto

a tanto che convien che ci rimanga,

per la rüina de l'ultimo botto.

Ma 'l buon, discreto e dotto

cessa la morte e corre alla salute,

la qual s'acquista per seguir virtute.

Può dire il virtüoso aver due etate;

termin di fine ha l'una

e l'altra è senza termine, infinita,

nella qual non si contan le giornate

né si teme fortuna,

anzi ha un dì sol di sempiterna vita.

Ma chi per sua miseria l'ha smarita,

della vita la via,

sempre è subietto a morte e morto vive.

Quando l'anima ria

va 'nanzi a quel che tutto circuscrive

a pianger senza scusa sua follia,

giustizia non oblia.

Pena perpetüal, punire il vizio

d'eternal morte è 'l suo final giudizio.

Corrono a morte i miseri dolenti,

alla qual gli trasporta

la lor malignità, la lor sozzura:

supplicio senza fin, pianti e lamenti

dove speranza è morta

e la giustizia in sempiterno dura.

O violente dannar della natura!

ed è peccar chiamato,

colpa e cagion di nostra contumazia,

a nichil simigliato,

senza sustanza, privazion di grazia,

a tôr la vita del beato stato.

Quanto è vile il peccato

più è la cechità del peccatore,

che si fa servo di sì vil signore.

— Canzon, in compagnia delle virtute

va' dove vuol ventura

e non ti seperar già mai da loro;

e le sonanti note non sien mute,

cantando alla sicura.

S'alcuna loda acquisti, è car tesoro;

ricorderai quanto è breve il dimoro

di nostra vita e le sue streme rive.

Colui può dir che vive,

che 'l viver suo da biasimo difende

e il suo veloce corso in virtù spende.