IX.

By Ugo Foscolo

Di giovinezza Fanciulletta bella

Dal tuo bel petto spira fresco odore,

E da quei labri con gentil favella

Sol parla Amore.

Vaga è tua mano; ma più vaga allora

Che a puro bacio facile s'arrende,

E allor ch'ai crini della gaja Flora

Cinge le bende.

Questi mi detta dolci carmi Apollo,

Se mai t'ascolta, Fanciulletta bella,

Sparger di canti con la cetra al collo

Iblea favella;

Canta, deh! canta; scenderan da Paffo

Ad ascoltarti con l'orecchie amanti

Quei stessi Amor che della mesta Saffo

Pianser ai canti.

Io son, diceva, bella Dea di Gnido,

La giovinetta cui Faon non cura,

Per lui sol piango, mentre in ogni lido

Ride or natura.

Madre del riso, dal beante seno,

Me ch'ai tuo nume altari sempre alzai,

Me ch'arsi incenso d'inni e laudi pieno,

Or traggo guai.

Siegui di Lesbo la soave musa,

Ma scherza, e faggi lagrimose note,

Giacché domarti l'almo Dio ricusa,

Perché noi puote.

Che vai sui fogli con cipiglio tristo

Perdere i giorni che tornar non ponno,

E violare per un vano acquisto

I dritti al sonno?

Nata agli Amori, le scienti carte

Abbandonando, sol la cetra tocca:

Che di bei carmi la diffcil arte

Ti siede in bocca.