IX
Donna, la vostra lontananza è stata
a me, vostro fedel servo ed amante,
morte tanto crudel quanto insperata.
Nel gentil vostro angelico sembiante
abitar l'alma e 'l mio cor vago suole,
e ne le luci sì leggiadre e sante:
queste fùr risplendente unico sole
sovra i miei dì, senza lor tristi e negri,
e di quel pieni, ond'uom via più si duole,
come sono a me adesso orbati ed egri,
in questa sepoltura de la vita,
che non fia, senza voi, che si reintegri.
Con voi l'anima mia s'è dipartita,
anzi 'l mio spirto e l'anima voi sète,
e tutta la virtù vitale unita:
e, s'uom morto parlar vien che si viete,
non io, ma di me parla in cambio quella,
che ne le vostre man mia vita avete.
Questa non pur vi scrive e vi favella
per miracol d'Amor, in cotal guisa,
che, ne l'esser io morto, in voi vive ella;
ma, stando dal cor vostro non divisa,
vi susurra a l'orecchie di segreto,
e 'l mio misero stato vi divisa.
Né perciò del mio male altro ben mieto,
se non ch'agli occhi vostri ei si figura
con spettacolo a voi gioioso e lieto;
e, mentre meco ognor v'innaspra e indura,
superate ne l'essermi crudele
le fiere mostruose a la natura.
Lasso, ch'io spargo ai venti le querele,
anzi è un percuoter d'onde a duro scoglio,
quanto mai di voi pianga e mi querele.
Mosso s'insuperbisce il vostro orgoglio,
sì come 'l mar a l'impeto de' venti,
mentre a ragion con voi di voi mi doglio:
ed or, per far più gravi i miei tormenti,
per levarmi 'l ristoro, ch'io sentia
nel formarvi propinquo i miei lamenti,
n'andaste a volo per diversa via,
quando men sospettava, a dimostrarvi
in tutti i modi a me contraria e ria.
Qual neve sotto 'l sol, piangendo sparvi
con quest'orma di vita, e con quest'ombra
vana e insufficiente a seguitarvi;
anzi, da' miei sospir caccia e sgombra,
col vento, ch'a voi venne, si risolse,
che spirando al bel sen fors'or v'ingombra.
Empio destin, ch'altrove vi rivolse
dal mirar lo mio strazio e quella pena,
che infinita al mio cor per voi s'accolse!
Troppo era la mia vita alta, serena,
darvi in presenzia de la mia gran fede
col vicin pianger mio certezza piena,
e riceverne asprissima mercede
di presenti minacce e di ripulse,
contrario a quel ch'a la pietà si chiede.
Ben certo allor benigno il ciel m'indulse:
e troppo chiara ancor nel sommo sdegno
la luce de' vostr'occhi a me rifulse.
Di gustar quel piacer non era degno,
ch'io sentia, nel vedervi, aspro e mortale
far più sempre 'l mio duol, con ogni ingegno:
or lasso piango il mio passato male,
quando a le mie d'amor gravi percosse
non fu in dolcezza alcun diletto eguale.
Amor d'acerbo colpo mi percosse,
di quel che di piacer è in tutto privo,
quando da me, madonna, vi rimosse.
Dianzi fu 'l viver mio lieto e giulivo,
ed or, a prova del mio mal cotanto,
sento 'l mio ben, mentre di lui mi privo.
Deh tornate a veder il mio gran pianto;
venite a rinovar l'aspre mie piaghe,
senza lasciarmi respirar alquanto:
di ciò contente fian mie voglie e paghe,
che 'l mio duol, da voi fatto ancor maggiore,
mirin da presso lame luci vaghe.
A me fia d'alta gioia ogni dolore;
e in gran pietà riceverà lo strazio,
e in dolce aita ogni aspra offesa il core,
pur ch'a noi ritorniate in breve spazio.