IX
Soleano i miei pensier portarmi pace
e, benché stanco, al fin condurmi a porto;
hor mi dan guerra, e già m’han giunto e scorto
ove Scilla più freme empia e vorace.
La mia speranza l’un zoppa e fallace
mi rappresenta, ed erto il calle e torto;
l’altro una fiamma accesa, un nodo attorto
in ciel, sempre più viva e più tenace.
Anzi escono del core a cento, a mille,
né cessan mai d’uscir, perch’io ne pera
e mi risolva in cenere e faville.
Lieto io morrei, ché ben muor chi non spera;
ma perchè mai non posi e mi tranquille
tornan poi dentro, ed io mi son qual era.