IX

By Domenico da Prato

Tolsemi il sguardo di te, rosa bella,

ogni pensier di mia alma sincera;

migrando la mia luce in la tua spera,

fedito caddi dalle tue quadrella,

il cui vampore al cor mi fa fiammella.

Qual rider fa Napea la primavera,

tal mi fa suo prigion questa rivera,

dove apporto per te mia navicella.

Tanti sospir farò donde ci fermi,

sempre laudando Giove e la dea Venus,

alla qual piacque me condurre a amare.

Ahi, novella Dïana, di vedermi

piacciati, non come Albiera il buon Febus,

che, morto lui, poi volse consumare!