L. ENTUSIASMO MALINCONICO.

By Vincenzo Monti

Dolce de' mali obblío, dolce dell'alma

Conforto se le cure egre talvolta

Van de' pensieri a intorbidar la calma,

O cara Solitudine, una volta

A sollevar deh! vieni i miei tormenti

Tutta nel velo della notte avvolta.

Te chiamano le amiche ombre dolenti

Di questa selva, e i placidi sospiri

Tra fronda e fronda de' nascosti venti.

Sei tu forse che intorno a me t'aggiri,

E simile alle fioche aure del bosco

Il tuo furor patetico m'inspiri?

Sì, tu sei dessa. Il tuo sembiante fosco,

Risvegliator di lagrimosi carmi,

Io mi veggo su gli occhi, io lo conosco.

Sento le membra tutte palpitarmi,

E da bollenti spiriti sconvolto

Il cerebro infiammarsi e il cor tremarmi.

L'informe dell'idee popolo folto

A fremere incomincia, e m'arronciglia

Gli occhi la fronte, e mi rabbuffa il volto.

Il pensier si sprigiona, e senza briglia

Va scorrendo, qual turbo inferocito

Che il dormente oceán desta e scompiglia.

In quai caverne, in qual desterto lito

Or vien egli sospinto? È forse questo

Il sentier d'Acheronte e di Cocito?

Odo dell'aura errante il fischiar mesto,

E il taciturno mormorar de' fonte,

Che un freddo invía su l'alma orror funesto.

Sui fianchi alpestri e sul ciglion del monte

Van cavalcando i nembi orridi e cupi,

E stan pendenti in minacciosa fronte.

Oh piagge oscure! oh spaventose rupi!

Oh rio silenzio! oh solitario speco,

Segreto albergator d'orsi e di lupi!

Tu mi rapisci: il tenebror tuo cieco

Piace al cor mesto: e forza acquista e lena

Da te la doglia e quel terror che è meco.

Forse un tempo segnar quest'arsa arena

L'orme di qualche disperato amante,

Cui la vita fu tronca dalla pena.

Anch'io qua movo il debil passo errante

D'amor trafitto, e il mio tormento chiede

Confidenza da queste orride piante.

Mostro senza pietade e senza fede,

Crudele Amor! tu dunque troverai

Chi t'arda incensi e ti si curvi al piede?

Maledetto il pensier ch'io ti donai!

Maledette le trecce e la scaltrita

Sembianza onde sedurre io mi lasciai!

Maledetta l'infausta ombra romita

Conscia de' miei trionfi e della spene

Lungo tempo felice e poi tradita!

Folle, che dissi? D'un perduto bene,

Che spirto deluso ange e percote,

Chi la memoria a suscitarmi or viene?

Ahi, che l'alma delira, e per le gote

Tremolo va serpendo orror soverchio,

E un altro fiero immaginar mi scuote!

Veggo le nubi strascinate a cerchio

Dagl'iracondi venti al mondo tutto

Far di sopra un ferale atro coperchio.

Mugge il tuono fra' lampi; e dappertutto

Dal sen de' nembi la tempesta sbalza;

E schianta i boschi il ruinoso flutto.

Piombano con furor di balza in balza

Gonfi i torrenti, e tetti e selve e massi

In giù la strepitosa onda trabalza.

Ah voi fuggite, o miei pensieri; e lassi

Nascondetevi tutti al triste obbietto,

Finchè del ciel la procella passi!

O flebil antro, o flebile ricetto,

Lascia che in questa almen nera spelonca

Ricovri alquanto il conturbato petto.

Del tufo sotto la scavata conca

Corrono ad incontrarmi le tenèbre:

E più m'innoltro, più la luce è tronca.

Spettri e larve davanti alle palpèbre

Passar mi veggo bisbigliando; e sento

Che gemono dintorno in suon funèbre.

Ohimè! forse d'errante ombra il lamento

È quel che dalla cavernosa volta

Emerge mormorando lento lento?

Se nemica non sei, férmati, ascolta;

Tu che meco confondi le querele,

Che vuoi da me, dogliosa ombra insepolta?

Ma tutto tace intorno; e nel crudele

Mio stato in questo tenebroso albergo

Sol la cupa risponde eco fedele.

Ahi! chi m'agghiaccia il cor? di qual m'aspergo

Freddo sudor la fronte? e qual tremendo

Fantasma è quello che mi vien da tergo?

Sostienmi, o mio coraggio. Ecco l'orrendo

Volto di Morte! Arricciasi ogni pelo,

E l'alma al cuor precipita fremendo.

Ah fuggi, ah fuggi, e alle mie vene il gelo

Non mandar di tua vista. In queste grotte

A me forse t'invía l'ira del cielo?

Deh, che questa non sia l'ultima notte

De' crescenti miei dì! Guardami, e vedi

Che innanzi tempo il tuo furor m'inghiotte.

Tu mi guati, non parli; e ritta in piedi

Pietosamente ti soffermi, e alquanto

Respirar dalla tema mi concedi.

Oh Morte! oh Morte! Eppur terribil tanto

Non sei qual sembri. Tu su gli occhi adesso

Mi chiami, in vece di spavento, il pianto.

Dunque più non fuggir, vienmi d'appresso.

Ah, perchè tremo ancor? Vieni, ch'io voglio

Ne' tuoi sembianti contemplar me stesso.

Questo che affiso d'ogni carne spoglio

Arido scheltro, che di rea paura

Empie la polve dell'umano orgoglio;

Questa di coste orribil selva e dura;

Queste mascelle digrignate, e questa

Degli occhi atra caverna e sepoltura;

Quale al pensier mi avventano funesta

Luce lugùbre, che all'incerto ciglio

Rompe la benda e dal letargo il desta!

Di putredine e fango anch'io son figlio:

E tu tra poco, inesorabil Morte,

Su queste membra stenderai l'artiglio.

Di due contrarie eternità le porte

Tu mi spalanchi. Io le riguardo, e tremo,

E il pallor cresce delle guance smorte.

A qual di queste, o mie speranze, andremo?

E qual fia l'ora che la man del Fato

M'abbranchi e de' miei dì tronchi l'estremo?

Lasso! alle spalle ei già mi freme, e alzato

Tienmi il ferro sul capo, e il colpo affretta,

Gridando orrendamente, il mio peccato.

Addio, dolci lusinghe! addio, diletta

Immagine di vita! Ecco d'accanto

Stammi la Morte e la falce ha stretta.

Deh, la sospenda ancor per poco! e intanto

Dall'aperte pupille mi trabocchi

Fiume d'amaro inconsolabil pianto;

Poichè bello è il morir col pianto agli occhi.