LA BASTERNA DI MESSALINA

By Emilio Praga

Era in legno di cedro all'Asia tolto,

e in porpora di Tiro

e in vaghe piume di colibri avvolto.

Le gemme, a mille e mille,

quelle dei glauchi oceani,

quelle cui veglian, nelle grotte buie,

gli Incubi, iddii dalle pupille fuie,

la cospergean di innumeri scintille.

Rosseggiava il rubino,

come attraverso al sole opimio vino;

parea ruscello immobile il zaffiro,

e lo smeraldo egizian splendea

del color che, a ciel fosco, ha la marea.

Ma il topazio, l'elettrica

gemma all'oro rivale,

quella che svia dai cori

la tristezza fatale,

l'altre tutte vincea co' suoi splendori.

E sola era bandita

dalla basterna d'ogni onor vestita

l'amatista pudica,

dei folli sogni e dell'oblio nemica.

Non olezzò di ambrosia

delle Pimplee la chioma,

sul fonte di Ippocrene,

come, con mossa or vorticosa or lene,

quel cocchio, in mezzo ai propilei di Roma,

e notte e dì vagante.

Era mirra, era nardo?... al suo passaggio,

ai giovinetti dalla toga bianca

salìa pei nervi un fremito,

e pensavano ai bagni ove Euliade

e Lidia e Pirra altra non portan tunica

che il crin disciolto sulle bianche spalle.

Quattro chiomati Etìopi

la sorreggono, e par, tanto han negli occhi

splendor misterioso,

che, di là dentro, il sol voluttuoso

li irraggi della lor terra natìa.

Però, scenda del Tevere alla valle,

o salga al Campidoglio,

o dai quadrivii del suburbio sbocchi,

la folla, senator, consoli, schiavi,

liberti e sacerdoti,

si fanno immoti.

E fosse anche il pontefice di Giove,

errante nella sua sedia di avorio,

umilmente si inchina — e si prosterna..

È il cocchio imperatorio — è la basterna

di Messalina!