LA CUTRETTOLA

By Giovanni Pascoli

Sii maledetto, lugubre bombito,

sparo che i colli franto iterarono,

urtata via via

la loro autunnale agonia;

scoppio donde ora resta una nuvola

grigia che pigra fuma nel vitreo

serale silenzio,

tra i salci colore d'assenzio!

C'era, de' doppi per la Vigilia

de' Morti, un vago pendulo palpito

appena: sol oggi

vedevo i castagni già roggi:

quando quel tuono per sempre il gracile

bisbiglio ruppe d'una cutrettola

oh! scesa nel piano

per questa sementa del grano.

Parea dicesse: - L'uomo, che semina,

io l'amo. Buono, con un suo vomere,

egli apre le zolle

scoprendo l'anelide molle.

Non sementina forse è quest'umida

giornata? Or ora goccie di nebbia

piovevano mute

su l'aride foglie cadute.

Ma non un muglio s'ode a cui correre

possa io sui toffi con tremiti agili

e balli, nel solco

che segue alle spalle il bifolco.

O dove è il curvo bifolco? Trepida

schiere ho vedute muovere squallide

in umile cappa

al luogo ov'è un solo che zappa.

Zappa, non ara; zappa e non semina;

talor con uno, pallido pallido

e tacito, appresso;

nell'ombra d'un lungo cipresso...

L'uomo è men lieto della cutrettola:

pensano e vanno, pensano e piangono;

ed oggi più. Certo

n'è causa quel campo deserto.

Oh! là tra i tanti fiori che odorano,

c'è il serpe. Io voglio domani al lugubre

umano aratore,

seguendone il solco "Fa cuore!"

vuo' dirgli: "è tanto dolce il tuo vivere,

che con la stessa marra a te semini

il grano, ed amico

tu scopri ad un altro il lombrico!..." -