LA DONNA

By Niccolò Tommaseo

Ombra fugace, ed immortale idea,

sacro, immondo, terribile diletto,

donne, voi siete. La Virtù che crea,

nel vostro grembo il secol rinnovella:

sugge il fanciul da' vostri baci in pria

il Verbo ch'è fattor dell'intelletto.

Siete Dio. Tutta spirto è la bellezza

che lo spirto in voi cerca. Il cor negli occhi,

della voce nel suon l'anima intera;

e traspar dalle forme un'armonia

che con man non si coglie: ella risponde

all'intimo intelletto dell'amore:

il resto è fango. E incauto al vostro fango

l'uom s'inchina, e calpesta il vostro nume;

e s'avvisa d'intendervi nel fondo,

come bambino intende i suoi trastulli

se li brancica e infrange. Intere e nette

per distanza allo sguardo entran le cose;

come in pure acque il cielo e l'erba verde

miri dall'alto; ma se in lor t'immergi,

lo specchio è muto. E se, o gentili, il core

d'umiltà non vi sfiori arte tiranna,

umiltà v'è natura, e caro istinto

la scienza de' nobili desii.

La Bontà che promette minacciando,

libertade alla donna annunziava

nascitura dal fallo: e gli occhi d'Eva

nella speme del supplice rimorso,

lagrimando, intravvidero Maria.

Nel nome di Maria l'amor più puro,

e più sacro il domestico ricetto,

e la donna men serva. E queste umìli,

alto ispirando il cuor de' figli nostri,

libertà porteranno all'egre genti,

chiesta indarno agli sdegni, al senno, all'armi.

E saran da' tiranni abbracciamenti

franche e dal reo martir de' servi baci:

o figliuol di Maria, tu solo intendi

l'alto misterio del piacer verace.

Oh se Dio nol difende, il grave fiato,

la dura man dell'uomo, estinto avria

questo gracile fior che pensa e geme.

Serva a tue voglie ed alle altrui, tu regni:

tu del tuo sen l'infante nutri, accogli

l'uom dolente al tuo seno, e del tuo core

scaldi il cor che già sente in sé la tomba.

Gli Angeli, come rose al vento sparse,

raccolgono i tuoi preghi; e il capo chino

n'ha della schiava umanità ghirlande.

Chi numerar sapria quanti un affetto

chiuda pensieri, e quanti affetti un suono?

Chi ridir quanti de' comuni affanni

nelle bestemmie tue, Lelia, prorompano,

ne' sospir del tuo canto e ne' sorrisi?

Al piede snello non calzar dell'arte

il piombo; il mite lacrimoso ciglio

non gravar d'accademica burbanza.

Tu se' donna, o poeta: e quando intendi,

d'ire superbe e dubbi freddi armata,

più che donna parer, cadi, e il serpente

della noia ti striscia al petto e al crine.

Tu se' donna. A volar tra' raggi e il verde

delle valli e del cielo ove crescesti,

e nel concento de' ruscelli noti

inebriarsi, e all'ùmile gioire,

e ad intender la croce e ad abbracciarti

col dolor, fido sposo e caldo amante,

l'anima tua gentil creava Iddio.

Scende via pe' declivii della vita

torrente, il sai, più ruinoso amore.

E se pensati errori e cerche ambasce

trama a te la procace fantasia;

pensa ai veri dolor' che sugli umani

piovono come i rai d'un dì sereno:

pensa a lor che per molti anni contente

stettero a un solo affetto, e morte il rompe;

pensa alla pura vergine deserta

del suo lieto desìo; pensa alle fide

derelitte; alle madri, a cui la prole

chiede piangendo pane, e pan non hanno;

pensa le inferme in angoscioso letto;

quelle che fûr vendute, o sé vendêro;

tutti, col Figlio umìl, coll'alta Madre,

per la lunga de' secoli catena,

i duoli accogli delle umane genti;

te, misera, per tutti espiatrice

ostia consacra: e allor saprai l'amore.