LA DONNA
Ombra fugace, ed immortale idea,
sacro, immondo, terribile diletto,
donne, voi siete. La Virtù che crea,
nel vostro grembo il secol rinnovella:
sugge il fanciul da' vostri baci in pria
il Verbo ch'è fattor dell'intelletto.
Siete Dio. Tutta spirto è la bellezza
che lo spirto in voi cerca. Il cor negli occhi,
della voce nel suon l'anima intera;
e traspar dalle forme un'armonia
che con man non si coglie: ella risponde
all'intimo intelletto dell'amore:
il resto è fango. E incauto al vostro fango
l'uom s'inchina, e calpesta il vostro nume;
e s'avvisa d'intendervi nel fondo,
come bambino intende i suoi trastulli
se li brancica e infrange. Intere e nette
per distanza allo sguardo entran le cose;
come in pure acque il cielo e l'erba verde
miri dall'alto; ma se in lor t'immergi,
lo specchio è muto. E se, o gentili, il core
d'umiltà non vi sfiori arte tiranna,
umiltà v'è natura, e caro istinto
la scienza de' nobili desii.
La Bontà che promette minacciando,
libertade alla donna annunziava
nascitura dal fallo: e gli occhi d'Eva
nella speme del supplice rimorso,
lagrimando, intravvidero Maria.
Nel nome di Maria l'amor più puro,
e più sacro il domestico ricetto,
e la donna men serva. E queste umìli,
alto ispirando il cuor de' figli nostri,
libertà porteranno all'egre genti,
chiesta indarno agli sdegni, al senno, all'armi.
E saran da' tiranni abbracciamenti
franche e dal reo martir de' servi baci:
o figliuol di Maria, tu solo intendi
l'alto misterio del piacer verace.
Oh se Dio nol difende, il grave fiato,
la dura man dell'uomo, estinto avria
questo gracile fior che pensa e geme.
Serva a tue voglie ed alle altrui, tu regni:
tu del tuo sen l'infante nutri, accogli
l'uom dolente al tuo seno, e del tuo core
scaldi il cor che già sente in sé la tomba.
Gli Angeli, come rose al vento sparse,
raccolgono i tuoi preghi; e il capo chino
n'ha della schiava umanità ghirlande.
Chi numerar sapria quanti un affetto
chiuda pensieri, e quanti affetti un suono?
Chi ridir quanti de' comuni affanni
nelle bestemmie tue, Lelia, prorompano,
ne' sospir del tuo canto e ne' sorrisi?
Al piede snello non calzar dell'arte
il piombo; il mite lacrimoso ciglio
non gravar d'accademica burbanza.
Tu se' donna, o poeta: e quando intendi,
d'ire superbe e dubbi freddi armata,
più che donna parer, cadi, e il serpente
della noia ti striscia al petto e al crine.
Tu se' donna. A volar tra' raggi e il verde
delle valli e del cielo ove crescesti,
e nel concento de' ruscelli noti
inebriarsi, e all'ùmile gioire,
e ad intender la croce e ad abbracciarti
col dolor, fido sposo e caldo amante,
l'anima tua gentil creava Iddio.
Scende via pe' declivii della vita
torrente, il sai, più ruinoso amore.
E se pensati errori e cerche ambasce
trama a te la procace fantasia;
pensa ai veri dolor' che sugli umani
piovono come i rai d'un dì sereno:
pensa a lor che per molti anni contente
stettero a un solo affetto, e morte il rompe;
pensa alla pura vergine deserta
del suo lieto desìo; pensa alle fide
derelitte; alle madri, a cui la prole
chiede piangendo pane, e pan non hanno;
pensa le inferme in angoscioso letto;
quelle che fûr vendute, o sé vendêro;
tutti, col Figlio umìl, coll'alta Madre,
per la lunga de' secoli catena,
i duoli accogli delle umane genti;
te, misera, per tutti espiatrice
ostia consacra: e allor saprai l'amore.