LA GIOVINEZZA

By Ippolito Pindemonte

Di folto e largo faggio

Sotto l'intreccio verde,

Per cui varcando perde

Il più cocente raggio,

Un bel mattin di Maggio

Vidi posare il fianco

Bellissima una Donna:

Il color della gonna

Era purpureo, e bianco.

In questo, e in quel colore

La guancia si tingea:

Nelle pupille ardea

Un tremolo fulgore.

Par che il seren del core

Su la fronte si spanda,

E passi in chi la mira;

E intorno al crin le gira

Di rose una ghirlanda.

È dunque invan ch'io scampo,

Amor, dalla tua mano,

Ed io qui fuggo invano

Della tua face il lampo.

Se tra la selva e il campo

S'offron tai rischi al ciglio,

Per pace invan qui movo,

Poi che maggior non trovo

Nelle città periglio.

Levossi allora, e il viso,

Come se letto intero

Avesse il mio pensiero,

Colei vestì d'un riso.

Poi, guardandomi fiso,

Fece volar tal suono:

Non dubitar, più mai

Tu non mi rivedrai,

La Giovinezza io sono.

E volte a me le spalle

Si pose tosto in via.

Degli occhi io la seguìa,

Ch'iva di valle in valle;

E lei veggendo il calle

Premer con gran prestezza,

Né su la propria traccia

Rivolger mai la faccia,

Dissi: è la Giovinezza.

Dunque i bei dì fuggiro?

Io Primavera ovunque

Volgo le ciglia dunque,

Fuor che in me stesso, or miro?

Ragion, con te m'adiro:

Quel volator selvaggio

Canta, e non sente affanno,

Che tolto gli abbia un anno

Il ritornato Maggio.

Del tempo ancor non giunto,

Di quel per sempre scorso

Né tema, né rimorso

Lo tiranneggia punto.

D'amico, o di congiunto

Nell'imbianchito crine,

Nel viso trasformato

Non legge il proprio fato,

Non legge il proprio fine.

Ma tal meco rampogna

Usa un pensier: Son questi

Gli affetti alti ed onesti,

A cui tuo spirto agogna?

Deh gli occhi util vergogna

Ti schiuda, e le Compagne

Riguarda omai di quella

Bellissima Donzella,

Che ora da te si piagne.

Una di queste getta

Qua e là gli sguardi ognora,

Muta spesso dimora,

Ed Incostanza è detta.

Vedi quell'altra? In fretta

Tutto far suol, né, come

Su la mal nota strada

Pianti il suo piè, mai bada,

Ed Imprudenza ha nome.

Ah tolgano le stelle,

Che, partita la Diva,

Teco su questa riva

Rimangano le Ancelle.

Tutte l'età son belle:

E la Saggezza vera

Gode, benché sul crine

Biancheggino le brine,

Gioconda Primavera.