LA LIBERTÀ LATINA DIFESA SULLE MURA DEL CAMPIDOGLIO

By Giacomo Leopardi

Roma superba, e vittoriosa al cielo

L'impavida cervice altera ergea,

Ed il possente scettro in man reggendo

Costante sostenea gli avversi colpi.

Galli nemici, invan Roma assaliste,

Roma feroce l'invincibil Roma,

Che di sangue il terren tinto lasciando

Lungi da la città foste respinti.

Il mondo intero ricuoprìa la notte

D'un fosco velo; pallidetta luna

Incerta fra l'orror di rotte nubi

Con fioco lume il rugiadoso corno

Ora scopriva, ed or togliea fuggendo.

Rapido il sonno con le tacit'ali

D'intorno s'aggirava ai stanchi corpi,

E il plumbeo scettro distendea tranquillo.

Il quieto silenzio, e l'atra notte

De' Galli asconde le dannose insidie,

Che già con forti valorosi duci,

Con mille armati, e mille, e con guerriere

Macchine al Campidoglio alteri, e forti

S'appressano furenti, e a l'alte mura.

Così da le nevose aspre pendici

De l'Alpi algenti da la fame spinti

Calan talora innosservati lupi,

E al chiuso armento in rustical cappanna

Assalto, e strage ad apportar si scagliano.

Il taciturno stuol s'avvanza, e tosto

De l'alte mura appiè le scale appresta.

Già salgono, già taciti son giunti

A la bramata sommità già il piede

Su l'alta rocca v'è chi ardito stende.

La nera oscurità de l'atra notte

È rotta dal fulgor de l'armi avverse,

Che con incerta luce intorno splendono.

Al rumorìo de la nemica gente

Al folgorar de le nudate spade

Scuotono intimorite, e fuggitive

L'ali tremanti l'Aquile Romane;

La spaventata Libertà latina

Vede il rischio fatal gemendo freme

Ma il brando d'impugnar non gli è permesso.

Qual chi per campo di verdure ameno

Lieto tra i fiori il passo errante move

E d'un ruscello al mormorìo gradito

Corre ansioso, e il praticel trascorre:

Vede repente fuor de l'erba sorgere

Trilingue biscia altera, ed infocata,

Che fischia, e sbalza, e via sguizzando fugge:

Atterrito, ed incerto allor si arresta

Dubbiando se pur debba al serpe orrendo

Con ferro ardito, e forte incontro gire

Ovver se debba a lui volgere il tergo,

Ed a veloce timorosa fuga

La sua vita affidar: tema e valore

Pugnan fra lor ne l'atterrito petto.

Non altrimenti dubitando resta

La spaventata Libertà; dal sonno

Vede oppressi i suoi figli, e mira intanto

Minacciosi innoltrarsi i Galli alteri;

De la città conosce il rio periglio,

Nè sollevar gli amici suoi gli è dato.

Quando al fragor de l'armi, al mormorìo

De le nemiche turme alfin destate

In rauco suono al ciel grida eccheggianti

Innalzan l'oche, ed atterrite fanno

Battendo l'ali Asuonar le strida.

Il pigro sonno alfin pur si dilegua,

L'armi richiede ognun precipitosi

Corron furenti, e tutti son su l'armi.

Quando, ahi vista fatal! l'avverse turme

Mirano giunte al Campidoglio innante,

E ovunque sparse l'orgogliose squadre,

E l'alte mura ricoperte anch'esse

D'armi, e d'armati, e di marziali schiere.

Tutto il valor s'accende, e bolle in petto

Sdegno, rabbia, vigor, gloria, ed onore:

Manlio feroce ne l'ardir grandeggia,

E ratto vola del nemico a fronte

L'asta squassando orribilmente, e i suoi

A l'armi chiama minaccioso, e truce.

Ora, o compagni un generoso cuore

Mostrar dovete, di Quirin le mura

Cinte già son da l'inimiche turme;

A l'armi, a l'armi; discacciam tai mostri,

E vedan essi, e riconoscan pure

De l'alta Roma la possanza, e forza.

Ognuno a tali detti in cuor si sente

Arder lo sdegno, a l'armi ognun sen corre;

Incomincia la pugna, e già l'estreme

Voci de' moribondi assordan l'aria

Cade ucciso il Romano il Gallo cade,

E morte intorno la tremenda falce

Ruota superba, e su gli estinti corpi

Grandeggia altera: alfin da l'armi avverse

Vinti i nemici, e dal valor Latino

Al Campidoglio spaventati il tergo

Volgon precipitosi, ovunque giunge

Del Romano la spada, e a cruda morte

La nemica soggiace altera gente:

La vittoriosa Libertà Latina

Guata gli estinti corpi e fiera in volto

Preme le fredde salme, e a' vinti insulta.