LA LUCE

By Niccolò Tommaseo

Di', sei tu forse un alito

che, del volar nell'impeto,

liete le stelle vergini

dal dolce labbro spirano?

Sei tu fragranza, in atomi

diffusa, i cieli ad empiere,

come l'odor di varia

ghirlanda in casto talamo?

Armonioso fremito,

luce, tu sei, che rapido

per l'universo pènetri

in rivi, in onde, in vortici.

Non era il mar: fervevano

l'acque in tempesta, in turbine:

il sol non era; e libera

ella vincea le tenebre.

Le cose al sol rispondono,

come toccata cétera

sveglia l'interno tremito

sotto la man che l'eccita.

Ché tutte i proprii numeri,

tutte la luce propria

(eco de' monti e specchio)

in sé le cose ascondono.

Come la foglia tenera

a lieve vento palpita,

le sfere immense al trànsito

dell'armonia scintillano.

E plettro i cieli altissimi

son l'uno all'altro, e cétere

che gli splendor' si rendono

come echeggiato cantico.

Questi, che l'occhio assordano,

lieti del sole incendii,

sono un sommesso gemito,

un ruscelletto torbido,

a quel di fiamme oceano

ch'è refrigerio all'anime,

sul qual soavi volano

le melodie degli Angeli.