LA MAMMA EDUCATRICE
Viva Adelaide
che il cuor m'infiamma,
e in omnia sæcula
viva la mamma!
Donna mirabile,
donna famosa!
È un capo d'opera,
è una gran cosa.
Una domenica
l'incontro in piazza,
che aveva a latere
la sua ragazza:
mi ferma, e affabile
come conviene,
comincia al solito:
— Che fa? Sta bene? —
Ed alla figlia
che stava zitta,
gridò: — Su, animo!
Che fai lì ritta?
Via, grulla, avvezzati,
fa' il tuo dovere... —
Che mamma amabile!
Non è un piacere?
E poi, tenendomi
le mani ai panni,
soggiunse: — Oh, passano
pur presto gli anni!
L'ho vista nascere:
eh, malannaggio!
s'invecchia, e termina
l'erba di maggio.
Eh bimba, andiamcene,
stamane ho fretta:
venga un po' a veglia,
venga, s'aspetta.
Siam gente povera,
ma di buon cuore:
ci fa una grazia...
anzi un onore.
Via, bimba, pregalo...
stai lì impalata...
ma, santa Vergine!
sei pur sgarbata!
— È sempre giovane,
— dissi, — aspettate,
lasciate correre,
non la sgridate:
l'età, la pratica
è molto: e poi
farà miracoli
sotto di voi. —
Ai panegirici
non sempre avvezza,
fece una smorfia
di tenerezza
la vecchia, e a battere
sul primo invito
tornò, dicendomi:
— Dunque, ha capito:
sa dove s'abita:
verrà? — Verrò. —
E chi rispondere
potea di no?
V'andai. Col giubilo,
con quel sembiante
che per le visite
d'un zoccolante
ho visto prendere
dalle massaie,
quando alla questua
gira per l'aie.
Quelle, vedendomi,
in un baleno
precipitarono
a pian terreno;
poi risalirono
con meco; ed ambe
— Badi, — gridavano, —
badi alle gambe.
È poco pratico:
la scala è scura.
— Ma quanti incomodi!
Quanta premura! —
Salgo: si chiacchiera
sul più, sul meno:
mi dàn del discolo,
del capo ameno.
Tutta sollecita
la mamma intanto
scotea la seggiola,
puliva un santo:
da un certo armadio
fra pochi stracci
scioglieva in furia
due canovacci:
d'acqua in un angolo
la brocca empìa:
che mamma provvida!
che pulizia!
Finite all'ultimo
tante faccende,
disse: — E per tavola
cosa si prende?
Credi, Delaide,
sono sgomenta! —
E a me voltandosi
diceva: — Senta,
con tanti ninnoli
ci va un tesoro;
le voglie crescono,
manca il lavoro.
Oh, ripensandoci
m'affogherei:
almeno, càttera,
felice lei... —
Capii l'antifona,
ed un testone
le offersi a titolo
di compassione.
La vecchia ingenua
per la sorpresa
m'urtò col gomito,
si finse offesa;
ma per imprestito
poi l'accettò,
e per andarsene
s'incamminò,
e nell'orecchio
mi disse: — Ohè!
ritorno subito;
badiamo, veh!
Io per non ridere
alzando il ciglio,
risposi: — Diamine!
mi meraviglio! —
Esce da camera,
chiude la porta;
sta fuori un secolo:
che mamma accorta!
Poi tosse e strascica
prima d'entrare...
Il ciel moltiplichi
mamme sì rare.