LA MELANCONIA

By Ippolito Pindemonte

Fonti, e colline

Chiesi agli Dei:

M'udiro al fine,

Pago io vivrò.

Né mai quel fonte

Co' desir miei,

Né mai quel monte

Trapasserò.

Gli onor che sono?

Che val ricchezza?

Di miglior dono

Vommene altier:

D'un'alma pura,

Che la bellezza

Della Natura

Gusta, e del Ver.

Né può di tempre

Cangiar mio fato:

Dipinto sempre

Il ciel sarà.

Ritorneranno

I fior nel prato

Sin che a me l'anno

Ritornerà.

Melanconia,

Ninfa gentile,

La vita mia

Consegno a te.

I tuoi piaceri

Chi tiene a vile,

Ai piacer veri

Nato non è.

O sotto un faggio

Io ti ritrovi

Al caldo raggio

Di bianco ciel;

Mentre il pensoso

Occhio non movi

Dal frettoloso

Noto ruscel:

O che ti piaccia

Di dolce Luna

L'argentea faccia

Amoreggiar;

Quando nel petto

La Notte bruna

Stilla il diletto

Del meditar:

Non rimarrai,

No, tutta sola:

Me ti vedrai

Sempre vicin.

Oh come è bello

Quel di viola

Tuo manto, e quello

Sparso tuo crin!

Più dell'attorta

Chioma, e del manto,

Che roseo porta

La Dea d'Amor:

E del vivace

Suo sguardo oh quanto

Più il tuo mi piace

Contemplator!

Mi guardi amica

la tua pupilla

Sempre, o pudica

Ninfa gentil;

E a te, soave

Ninfa tranquilla,

Fia sacro il grave

Nuovo mio stil.