LA PARTENZA DA CORTONA.

By Antonio Guadagnoli

Dunque scritto è colassù

Nel gran libro dei destini

Ch'io non debba veder più

L'Enrichetta Passerini?

Dunque Corito petrosa

Che la fronte al cielo estolle

Non ha in sé veruna cosa

Preferibile a Bettolle?

Dunque Santa Margherita

Non è più la calamita

Dei devoti di Cortona

Ché ciascuno l'abbandona ?

Lo so ben che ov'è il marito,

Per chi l'ama d'amor vero

Come voi, v'è il mondo intero,

E non son sì scimunito

Da potermi lusingare

Che voleste lì piantare

Solo, solo Giantommaso

Per veder chi scrisse il Naso.

Eh! Dio guardi! dalle spose

Non si fanno certe cose!

No: so ben che una metà

Senza l'altra mai non sta;

Ma potevate ambedue

Venir su, goder la fiera,

Consolar l'Autor del Bue

E tornarvene la sera.

Si dirà forse da voi,

Maso a moversi si secca:

Ma Cortona non è poi

Il viaggio della Mecca!

Debbe un giovine marito

Esser agile e spedito!

Anch'io ho fatte tante miglia!

Ho lasciata la famiglia;

Ho lasciati gli Aretini

Per veder la Passerini:

Visto avessi almeno Lui!

Ma in tre giorni che qui fui

Mi negarono gli Dei

Di vedere e Lui e Lei.

E per più fatalità

Anche il caso mi si dà

Che in Arezzo ho un certo affare

Che m'affretto ad ultimare,

E il di sedici del mese

Devo andare a quel paese;

Alias, posto avrei ad affetto

Il miracol di Maometto,

Che gridava, essendo a fronte

Di lontano eccelso monte:

« Vieni, o monte al cenno mio:

No? non vieni? verrò io ».

Se non spero in San Simone

Che vi dia l'ispirazione

Di venirmi a ritrovare,

In chi posso più sperare?

Deh! giacché non ho il piacere

Di potervi rivedere

( Rivedere almen per ora ),

Permettetemi, o Signora,

Che da lunge io vi rammenti,

E che viva di mementi.