La Primavera.

By Girolamo Fontanella

Già nei celesti campi,

Luminoso bifolco,

Fa con aratro d'or lucido solco,

E coronato di soavi lampi

Il gran padre del giorno, autor fecondo,

Fa di maschia virtù gravido il mondo.

Dentro cuna di fiori

Sorge nascente aprile,

E muor cadente la stagion senile;

Treccian groppi di balli i nudi Amori,

Sorgon lieti danzando i pinti augelli,

Pennuti questi e faretrati quelli.

Accresciuti dal gelo

Che distillan dai monti,

Van con liquido piè correndo i fonti,

E dal carcer de' nembi uscito il cielo,

Mentre apre l'aria con serena chiave,

Sprigiona l'aura al mormorar soave.

Sugli erbosi tapeti

Flora bella e gradita

Tesse con ago d'or pompa fiorita;

Piovono in grembo a l'erbe i sonni lieti,

E di vaghezza e d'allegrezza intorno

Si veste il cielo e s'inghirlanda il giorno.

Ride Venere bella,

E con tacita forza

L'alme ad amar soavemente sforza;

Giove arride al suo riso, allegra stella,

E col suo cenno il pargoletto arciero

Dà ferma legge al procelloso impero.

Al suo biondo lavoro

L'industriosa pecchia,

Con esercito pinto, or s'apparecchia,

E con la bocca, ov'ha gli strali d'oro,

Suggendo va per li fioriti colli

Del soave licor l'ambrosie molli.

Partorisce la vite,

E i suoi parti dorati

Sono occhiuti germogli, occhi gemmati;

Stampan con piè d'argento orme fiorite

Serpeggiando i ruscelli in torte sponde,

Con roco mormorar di lucid'onde.

Con insegna vermiglia

Fuor de la siepe ombrosa

Sparsa d'auree granella esce la rosa,

E de l'Aurora inamorata figlia,

Qual se dicesse, “anch'io d'amore avvampo”,

Fa balenar tra le sue fronde un lampo.

Piange il vago usignuolo,

E par che voglia intanto

L'esequie al verno celebrar col pianto;

Si rammarica e duole, et il suo duolo,

Che di dolce pietà gli animi impiaga,

Scioglie in lingua d'amor tremola e vaga.

Rugge il fiero leone,

Non per furor che prende,

Ma per amor che di fervor l'accende;

E stimulato da pungente sprone,

Con muggito d'amor, tromba sonante,

Disfida il toro il suo rivale amante.

Sopra rigida cote

La velenosa biscia

L'antica spoglia rinovando striscia,

E con lubriche anella e varie rote,

Mentre in sibili ardenti esprime il core,

Sospiroso anelante arde d'amore.

Danza il timido cervo

Per le fiorite valli,

Ma sferzato d'amor forma quei balli,

E non più re, ma innamorato servo,

Di ramoso lavor cinto la fronte,

A la sete d'amor cerca la fonte.

Canta il pastor che vede

La sua tenera ninfa

Lavacro far di sua beltà la linfa,

E disciogliendo a le carole il piede,

Dà fiato a le sampogne, et è quel fiato

De' sospiri del cor nunzio infocato.

Chiara, fiorita e pura

Per tutto intorno appare

Giuno in ciel, Flora in terra, e Teti in mare;

E i suoi bei parti in vagheggiar Natura

Con alto vanto e con mirabil lode

Negli amori del mondo altiera gode.