La Primavera.
Già nei celesti campi,
Luminoso bifolco,
Fa con aratro d'or lucido solco,
E coronato di soavi lampi
Il gran padre del giorno, autor fecondo,
Fa di maschia virtù gravido il mondo.
Dentro cuna di fiori
Sorge nascente aprile,
E muor cadente la stagion senile;
Treccian groppi di balli i nudi Amori,
Sorgon lieti danzando i pinti augelli,
Pennuti questi e faretrati quelli.
Accresciuti dal gelo
Che distillan dai monti,
Van con liquido piè correndo i fonti,
E dal carcer de' nembi uscito il cielo,
Mentre apre l'aria con serena chiave,
Sprigiona l'aura al mormorar soave.
Sugli erbosi tapeti
Flora bella e gradita
Tesse con ago d'or pompa fiorita;
Piovono in grembo a l'erbe i sonni lieti,
E di vaghezza e d'allegrezza intorno
Si veste il cielo e s'inghirlanda il giorno.
Ride Venere bella,
E con tacita forza
L'alme ad amar soavemente sforza;
Giove arride al suo riso, allegra stella,
E col suo cenno il pargoletto arciero
Dà ferma legge al procelloso impero.
Al suo biondo lavoro
L'industriosa pecchia,
Con esercito pinto, or s'apparecchia,
E con la bocca, ov'ha gli strali d'oro,
Suggendo va per li fioriti colli
Del soave licor l'ambrosie molli.
Partorisce la vite,
E i suoi parti dorati
Sono occhiuti germogli, occhi gemmati;
Stampan con piè d'argento orme fiorite
Serpeggiando i ruscelli in torte sponde,
Con roco mormorar di lucid'onde.
Con insegna vermiglia
Fuor de la siepe ombrosa
Sparsa d'auree granella esce la rosa,
E de l'Aurora inamorata figlia,
Qual se dicesse, “anch'io d'amore avvampo”,
Fa balenar tra le sue fronde un lampo.
Piange il vago usignuolo,
E par che voglia intanto
L'esequie al verno celebrar col pianto;
Si rammarica e duole, et il suo duolo,
Che di dolce pietà gli animi impiaga,
Scioglie in lingua d'amor tremola e vaga.
Rugge il fiero leone,
Non per furor che prende,
Ma per amor che di fervor l'accende;
E stimulato da pungente sprone,
Con muggito d'amor, tromba sonante,
Disfida il toro il suo rivale amante.
Sopra rigida cote
La velenosa biscia
L'antica spoglia rinovando striscia,
E con lubriche anella e varie rote,
Mentre in sibili ardenti esprime il core,
Sospiroso anelante arde d'amore.
Danza il timido cervo
Per le fiorite valli,
Ma sferzato d'amor forma quei balli,
E non più re, ma innamorato servo,
Di ramoso lavor cinto la fronte,
A la sete d'amor cerca la fonte.
Canta il pastor che vede
La sua tenera ninfa
Lavacro far di sua beltà la linfa,
E disciogliendo a le carole il piede,
Dà fiato a le sampogne, et è quel fiato
De' sospiri del cor nunzio infocato.
Chiara, fiorita e pura
Per tutto intorno appare
Giuno in ciel, Flora in terra, e Teti in mare;
E i suoi bei parti in vagheggiar Natura
Con alto vanto e con mirabil lode
Negli amori del mondo altiera gode.