LA QUERCIA D'HAWARDEN

By Giovanni Pascoli

Quercia d'Hawarden, dove sei? Te pure,

come le quercie antiche dalle rame

secche, del parco, abbatté giù la scure.

O nidi che celava il tuo fogliame!

O nell'alto pietà stridula e varia

di voli fermi, come d'api a sciame!

O stormi usati che al dorar dell'aria

scendeano in te per celebrar la festa

della lor giovinezza, o centenaria!

O stormi erranti che per l'aria mesta

di nubi nere in te scendean fidenti

a sfidare il fragor della tempesta!

Giace la quercia che in balìa de' venti

per tanta età su roccia di granito

videro alzarsi immobile le genti.

Le genti, o vecchio grande uomo sparito,

vennero a te, che in terra profondavi

l'opera ed il pensier nell'infinito.

Popoli a te d'eroi vennero, schiavi;

e tu fremesti su le lor catene,

tu così grande come i lor grandi avi.

Ospite ad ogni vero, ad ogni bene,

tu, come ad ogni stormo, ad ogni nido,

quercia vestita d'edera e lichene;

tu, ad ogni sventura ospite fido,

albero antico, dove sei?... Dov'era

sol esso un bosco, non è più che lido:

lido a cui scaglia i flutti la bufera

che già s'appressa: già nel ciel di brage

dai quattro punti l'avvenir s'annera.

Vento di guerra, vortice di strage

corre la terra, e le speranze sante

nel cielo oscuro svolano randage.

È un gran deserto, tutto cose infrante,

sotto la nube che sibila e va,

la terra dove tu stavi gigante,

albero morto della libertà!