La Salutazione Angelica. Opera Dramatica del sig. N. N.
Vesti, Polinnia bella,
I coturni d'argento e l'ali d'oro,
E qual tremola stella
Scendi dal sommo coro,
Qui dove altero e lieto
Mormorando ti chiama oggi il Sebeto.
Qui vienne, ove udirai
Spirto eletto dal ciel levarsi a gloria,
Qui tra scene udirai
Religiosa istoria,
Che fra cigni più degni
Dilettando le menti erge gl'ingegni.
Ei con atti devoti
Sa i costumi avanzar d'Argo e d'Atene,
Rendere i cieli immoti,
Fermar l'aure serene,
E con placidi detti
Può, canoro Proteo, cangiar gli affetti.
Spiega fervid'amante
De la vergine ebrea l'ardente zelo,
Quando supplice orante
Volgea suoi prieghi al cielo,
E di grazie ripieno
L'infinito restrinse entro il suo seno.
Ecco dal cielo immenso
Di cherubica luce alto messaggio;
Per farsi oggetto al senso,
Veste il bel crin d'un raggio,
Che qual lucida sferza
Su la neve del collo ondeggia e scherza.
Apre gli occhi in due stelle,
Stampa l'iridi sue sopra due cigli;
Fresche rose novelle,
Puri e candidi gigli
In un misto confonde
E ne forma le guance alme e gioconde.
Di rubino compone
Ne la bocca gentil le ricche mura,
Poi vi fa due corone
D'imperlata orditura,
Ove dolce odorato
Trova il moto la lingua, e varco il fiato.
Bianca stola d'argento
Di più soli trapunta usa per manto;
Leve poi più che 'l vento
Parte dal coro santo;
Tratta l'aure vitali,
Con soave agitar battendo l'ali.
Ecco drizza il bel volo,
U' l'antico Idumeo bagna il Giordano:
Qui, luminoso e solo,
Ferma il volo soprano,
E 'l bel tetto poi mira,
In cui vergine santa al ciel sospira.
L'ampie mura trapassa,
E qual raggio per vetro entra repente;
Ove scorre, ove passa,
Rende l'aria lucente;
Suona il tetto entro e fuori
Di celeste armonia ch'inebria i cori.
A la Vergine sposa
Riverente s'abbassa, umil s'inchina;
A la mistica Rosa
Stilla manna divina,
Et apporta giocondo
In un saluto la salute al mondo.
Questo angelico avviso,
Che svelò sì profondo alto mistero,
Volgendo il pianto in riso,
Spiega cantor primiero
Fra celeste drappello,
In drammatico stil cigno sì bello.
Musa, questi è ben degno
Fra' serafici spirti essere accolto;
Angel parmi a l'ingegno,
Al dir purgato e colto:
Non può, non sa fra noi
Narrar lingua mortal celesti eroi.