La Santissima Eucaristia
Canta, vergine Clio,
Il mistero sacrato,
Che 'l gran Verbo umanato
Ne la cena solenne a l'uomo aprio;
Rendi il canto purgato,
Che non può, che non sa, tra nebbie oscuro,
Dir celeste mistero animo impuro.
Tu l'angelica penna,
Tu l'inchiostro divino
Dammi, o Sole d'Aquino,
La mente illustra e l'intelletto impenna.
Ben tu candido e fino
In me render potrai l'ingegno e 'l canto,
Che la luce del sol porti nel manto.
Già per render compita
Ogni antica figura
Il gran Re di Natura
Si fece a l'alme estinte esca di vita:
Portò fra l'ombra oscura
Sì chiara luce e sì pomposa intorno,
Che la notte restò tinta di scorno.
Ceda il lauto convito,
Che l'egizia famosa
Sovra mensa pomposa
Fece in Canopo al suo real marito,
Appo quest'amorosa
Cena, che fe' ne la terrena mole
Ai discepoli suoi l'eterno Sole.
Ivi augusta reina
Diede al nobil romano
Con generosa mano
Perla d'alto valor, candida e fina;
E qui l'Autor Sovrano,
Mentre l'alme a la cena invita e sprona,
Del suo corpo la perla in cibo dona.
Pane vivo e vitale,
Che da l'empireo trono
A noi vien dato in dono;
Ben par del greco eroe l'asta fatale:
Vita riporta al buono,
Ma nel gustarlo poi con varia sorte
Ad un'anima rea cagiona morte.
Liberale ai fedeli
Si divide e comparte,
Né si scema o si parte;
E scende a noi senza partir da' cieli;
Sta tutto in ogni parte,
Tanto è in un quanto in mille, o molto o poco;
E senza loco in ogni loco ha loco.
Tripartito et inciso
Da ministro innocente,
Sotto il bianco accidente,
Per divina virtù resta indiviso.
Così puro e lucente
Appar là su ne la celeste mole
Distinto il raggio et indiviso il sole.
Con ingegno profondo
Il sicano architetto
In compendio ristretto
Chiuse in sferica palla intero un mondo;
Con lavor più perfetto
In questo sacro pan raccolto io miro
L'Infinito e l'Immenso in breve giro.
Fu dal greco Timante
Dipinto il mesto argivo
Pallido e semivivo,
Di pianto e di cordoglio ombra spirante;
Ma poi sì vero e vivo
Non potendo mostrar l'interno zelo,
Ove l'arte non giunse, ombrò col velo.
Ecco il Pittor sovrano,
Che 'l simulacro espresso
Dona a noi di se stesso
Con increata et invisibil mano;
O mirabil eccesso:
Non bastando a spiegar l'affetto intenso,
Dentro candido vel s'asconde al senso!
Stava regia donzella
Tra 'l suo tenero sposo
E tra 'l padre amoroso
Ne la partenza sua dubbiosa e bella:
Poi con atto pietoso
Avendo a l'uno e a l'altro il cor diviso,
Tirò la benda e si coperse il viso.
Posto fra dubbie squadre
Di pietate e d'amore,
Vedeasi il Redentore
Tirar da l'uomo e richiamar dal Padre:
Combattuto nel core,
Ora a la terra et ora al ciel rivolto,
Si cala il velo e si nasconde il volto.
Sopra sterili monti
Al famelico Ebreo
Dolce manna cadeo
Da' sempiterni e luminosi fonti;
Manna che poi si feo
Quanto d'alto sapor l'arte condisce,
E la gola bramosa ama e gradisce.
Più soave e più grato,
Prezioso licore
Pasce un devoto core
Che vien di fede a tal convito armato.
O sovrano stupore!
Quante grazie il Fattor là su dispensa,
Dona questa fra noi mistica mensa.
Qui stupite, o mortali,
Adorate e credete,
Riverite e tacete,
Che troppo siete a tanta luce frali.
A la fede correte:
Qui Dio nascoso in sua virtù s'ammira,
Quel che l'occhio non può la fede mira.