LA SFOGLIATURA

By Giovanni Pascoli

Chi, sfogliatrici, così mesto canto

su lo scurire ad intonar v'invita,

tutte alla tonda accanto

sedute su la verde gita?

Grande è la gita. A tempo, o sfogliatrici,

temprò la pioggia lo stridor di luglio:

spuntarono radici

dal calcio e fecero cespuglio.

A tempo, quando il gambo avea tre foglie,

voi lo roncaste con la corta zappa;

sì che, dalle sue spoglie

di seta, salda esce la rappa.

Bella granita, lunga dritta intera,

v'esce la rappa dalle spoglie nette,

come un bel bimbo a sera

svestito delle sue cioppette.

Cantate dunque, se l'annata è piena,

o sfogliatrici, uno stornello allegro!

Via quella cantilena

e la battaglia del Re negro!

Nell'Agamè, sui morti che piangete,

sono molti anni che si vanga e si ara,

e il rosso tief si miete

pei fitaurari e i barambara.

Le donne, là, dai denti come latte,

cantano anch'esse, in cerchio, su lo strame.

Una nel mezzo batte

sul cupo negarìt di rame.

Cantano il giorno che per borri e valli

seimila vite giovini sul posto

fermò come cavalli

che fiutano il leon nascosto.

Cantano poi la notte lunga, e i fuochi

accesi dal Gundapta a Gunaguna,

e spari e grida, e fiochi

sospiri al lume della luna;

e i Ras che avanti l'uggiolìo crudele

di iene erranti che fuggian la fiamma,

beveano l'idromele

ravvolti nel purpureo sciamma.

O sfogliatrici! Odo un bussare; sento

tra il vostro canto un tonfo lento e strano,

tonfo che porta il vento,

d'un cupo negarìt lontano!

Vi segna il tempo il negarìt tigrigno,

o sfogliatrici! E sul cader del ballo

sento l'hellelta: un rigno

equino, un canto agro di gallo:

di gallo desto sui dormenti, in cima

del tetto; che, quando una stella smuore,

grida la vita; prima

che il sogno sia finito in cuore.