LA STRADA FERRATA
By Emilio Praga
Addio, bosco di frassini ombrosi,
ondeggianti campagne di biade!
del villaggio tranquille contrade
dove giuocano i bimbi al mattin.
Addio, pace de' campi pensosi,
solitarie abitudini, addio;
l'operaio sul verde pendìo
già distende il ferrato cammin.
Passerà nell'antico convento,
sulle fosse dei monaci estinti;
se all'inferno non giacciono avvinti
lo sa Iddio che stupor li corrà!
Dove il cantico, inutile, lento,
si perdea per la pinta navata,
volerà, dal suo genio portata,
via, fischiando, la scettica età.
Che terrori nel nido latente
degli ignari augelletti quel giorno!
Da tugurio a capanna d'intorno
che susurro, che ciancie, quel dì!
Che dirà questa povera gente,
cui repente — il miracolo appare?
Vecchierelli, aspettate a spirare
quando giunta la strada sia qui.
Che diran gli infelici cui preme
la tremenda miseria del pane?
E cui nulla concede il dimane
nella vita, che affanni e sudor?
Quando accanto all'aratro, che geme
lentamente nei solchi girando,
scorrerà, quasi ai pigri insultando,
l'uragano del nostro vapor?
Ahi l'aratro, il congegno diletto,
che diventa al confronto fatale?
Veh! Coll'oro si fabbrican l'ale!
Veh, se i ricchi le sanno pensar!
E, tornando al miserrimo tetto,
scorderan per quel dì la canzone,
e nei sogni la strana visione
tornerà nuovi enigmi a fischiar.
Ma le vispe fanciulle dei campi,
che cullato ancor bimbi non hanno,
e ancor tutti gli stenti non sanno
che si sposano ai cenci quaggiù;
ma i garzoni che guardano i lampi
quando tuona, con ciglia inarcate,
ma le donne, filando invecchiate
cinto il cuore di arcigne virtù,
che clamori faran sulla via,
quando giunge il convoglio solenne;
chi dirà di vedervi le penne,
chi Satàna a tirarlo con sé;
e del fumo, che lento si svia
mentre lungi già il treno è trascorso,
seguiran quasi estatici il corso
brontolando: “No, fumo non è!”.
Ma i più furbi bisbigliano invece:
“Sì, che è fumo, e ai vigneti fatale:
la campagna di un soffio letale
può colpir tutta vasta quant'è.
Ah il Signor queste cose non fece;
no, per me, non ci vado in vapore.
Ehi compar! L'asinello è migliore;
questo almeno il Signor ce lo die'”.
Razza mesta, alle celie bersaglio
della plebe, cui sopra tu stai,
sul mio volto quel dì non vedrai
insolente il sorriso spuntar.
Ma deposto il mio caro bagaglio
io verrò ne' tuoi crocchi festivi,
non più in traccia di baci furtivi,
ma coi maschi da senno a parlar.
E dirò: “Questo fischio fugace
gira il mondo e affratella le genti,
rispondetegli intorno plaudenti,
cospergete il gran carro di fior.
Esso è l'arca novella di pace,
che i futuri destini rinserra,
non più stragi di popoli in guerra,
non più schiavi di avaro lavor!
Voleran da villaggio a cittade
nuovi patti: cultore e artigiano
stesa ai ricchi la nobile mano
insiem l'almo edificio alzeran.
E tesoro di nuove rugiade
l'umil scienza anche ai cenci concessa,
vi dirà, benché in veste dimessa,
sante cose, che i preti non san.
Vi dirà che gli è sacro al paese
il sudore dei volti onorati,
come sacro è il valor dei soldati,
come sacra è la mente del Re.
Che non siete più mandre indifese,
voi famiglie dei solchi dilette,
ma dal vostro vessillo protette,
ma da legge che ingiusta non è.
O Musa mia, perdonami
se ti ho costretta a far da moralista!
Ma sai quanto mi strazii
dei miseri la vista!
E poiché sì cattolico e stecchito
promette poco il parroco del sito,
Musa, a quel primo fischio
bravi sarem, se andremo in compagnia
nella turba dei poveri,
sparsi lungo la via,
a seminar qualche parola onesta:
la mission sacrosanta, o Musa, è questa!
Ma poi pagato l'obolo,
chi niegherà, mia cara, al tuo pittore
di spiegar l'ali a sciogliere
l'inno del suo dolore?
Deh guarda che monotona pianura!
Ve' in che forma han conciata la natura!
Il mio convento gotico
sparve, e die' passo a un muricciuolo bianco
che dritto e ugual due miglia
va della selva al fianco.
Un ridotto di terra alzò la fronte,
e questo è il nostro fulgido orizzonte.
Dimmi, in che selve vergini
anderemo a studiar, Musa, dal vero?
Di pali il mondo copresi
che pare un cimitero;
si abbatton torri e quercie e campanili,
il cielo è tutto un rabesco di fili,
costumi e tipi perdonsi,
presto la moda viaggierà in vapore;
ammireranno i ciondoli
villico e pescatore.
Musa! E noi pingerem carta bollata
e canterem... la fisica applicata!