LA TEMPESTA

By Giacomo Leopardi

Sopra l'erbetta tenera

Sta un Pastorello assiso,

E il gregge suo, che pascola

Guarda con lieto viso.

A lui d'accanto mormora

Il ruscelletto lieve,

Quegli dell'acqua limpida

Placidamente beve.

Quand'ecco vede sorgere

Nube nel cielo oscura,

Che in breve tempo ingombralo,

e inspira a ognun paura.

Ella si scioglie in grandine,

Che con tremendo orrore

Tutto flagella il povero

Campetto del Pastore.

Mugghiano tuoni orribili,

Striscia nell'aere il lampo,

Cadon veloci folgori,

E sembra acceso il campo.

Protervi venti soffiano,

Tutto è terrore, e tremito,

Le fiere si rintanano,

Muggisce il mar con fremito.

In fuga il Pastor misero

Si pone, e la sua greggia

Lascia in balìa del turbine

Del cielo, che dardeggia.

Nella cappanna ascondesi

Pallido, e palpitante,

Ed ivi appena reggesi

Sul piede vacillante.

Dai fori del tugurio

Rimira l'aere oscuro,

E trema, e ancor non sembragli

Di star quivi sicuro.

Alfine i nembi cessano,

S'accheta la tempesta:

Se n'esce allora il misero

Pastor con faccia mesta.

Mira spezzati gli alberi,

Mira il suo gregge ucciso,

Vede per sempre il giubilo

Andar da se diviso.

E piange invano, e s'agita,

La disperata mano

Al crine, al viso squallido

Spinge a far onta invano.

Tanto è la speme instabile,

Che dileguar si suole

Come la nebbia al turbine,

Come la neve al sole.