LA VACCINA

By Alessandro Manzoni

In quella età che di veder bramoso

ancor l'ingegno a le cagioni è cieco,

ascoso un Genio, anco a me stesso ascoso,

disse improvviso al mio pensier son teco.

Ei le cose mi mostra che animoso

primier, siccome io valgo, in luce io reco;

sicché da lui le tenga ogni cortese,

cui non incresca de l'averle intese.

Qual compagno s'avesse a la sua via

infin d'allora il giovanetto acerbo,

tal savio il vide, e a lui ne presagia

cose che or fora il rammentar superbo;

ben di poche memorie in compagnia

ne la custodia del mio cor le serbo;

dubbio le serbo al paragon sincero

del Tempo certo testimon del vero.

Questo Genio talor de la mia mente

i freni abbandonati in man si piglia,

e volge ove a lui piaccia obbediente

tutta l'alata dei pensier famiglia;

tal che dal petto interno odo sovente

una voce, che irata mi consiglia,

che almen fra tanti il primo mio concetto

tomi al Fonte Divin d'ogni intelletto.

Ei fra le piante, ove più spesso io sono

dei campi lodator non cittadino,

a visitarmi appare, e porta in dono

le visioni ed il furor divino;

ben talor fra le cure ed il frastuono

de la cittade a me vien pellegrino:

dissimulando io nel mio cor l'accolgo:

l'alta presenza sua non sente il volgo.

Ma nel mistico punto allor che l'alma

dai pigri nodi del sopor si scote,

che sol di sé s'accorge, e lieve in calma

il soffio de la vita la percote;

né giunta a soverchiarla ancor la salma

è de le cure e de le voglie note;

sì che il pensier disprigionato e solo

batte per aria più celeste il volo;

sempre in quell'ora il veggio, e risplendenti

schiere ha con sé d'aerei simolacri;

quai muovon per lo spazio i passi lenti

e quai festivi ed in lor luce alacri;

e fan motti fra loro e parlamenti

misteriosi, e balli ordiscon sacri.

Il Genio li governa; io stommi e guato

in tanta pompa di veder beato.

Ma se le viste cose a narrar prendo,

gran parte la memoria m'abbandona,

che i terrestri pensier sopravvegnendo,

al primo tocco di leggier s'adona;

e quel pur che a fatica in carte io stendo

del concetto minor troppo mi suona;

ch'io sento come il più divin s'invola,

né può il giogo patir della parola.

Lui che di tanto il guardo mio fe' degno

io prego or che anco al dir siemi in ajuto,

perch'egli è sacro e fuor del mortal regno

e troppo oltre il narrar quel che ho veduto.

Ei regga l'ali mie; da lui l'ingegno

ne l'alta region sia sostenuto

tanto che per la via novella e lunga

l'alto argomento del mio canto aggiunga.

L'alto argomento del mio canto io dico

ben che tal volgo il chiamerà volgare