LA VACCINA
In quella età che di veder bramoso
ancor l'ingegno a le cagioni è cieco,
ascoso un Genio, anco a me stesso ascoso,
disse improvviso al mio pensier son teco.
Ei le cose mi mostra che animoso
primier, siccome io valgo, in luce io reco;
sicché da lui le tenga ogni cortese,
cui non incresca de l'averle intese.
Qual compagno s'avesse a la sua via
infin d'allora il giovanetto acerbo,
tal savio il vide, e a lui ne presagia
cose che or fora il rammentar superbo;
ben di poche memorie in compagnia
ne la custodia del mio cor le serbo;
dubbio le serbo al paragon sincero
del Tempo certo testimon del vero.
Questo Genio talor de la mia mente
i freni abbandonati in man si piglia,
e volge ove a lui piaccia obbediente
tutta l'alata dei pensier famiglia;
tal che dal petto interno odo sovente
una voce, che irata mi consiglia,
che almen fra tanti il primo mio concetto
tomi al Fonte Divin d'ogni intelletto.
Ei fra le piante, ove più spesso io sono
dei campi lodator non cittadino,
a visitarmi appare, e porta in dono
le visioni ed il furor divino;
ben talor fra le cure ed il frastuono
de la cittade a me vien pellegrino:
dissimulando io nel mio cor l'accolgo:
l'alta presenza sua non sente il volgo.
Ma nel mistico punto allor che l'alma
dai pigri nodi del sopor si scote,
che sol di sé s'accorge, e lieve in calma
il soffio de la vita la percote;
né giunta a soverchiarla ancor la salma
è de le cure e de le voglie note;
sì che il pensier disprigionato e solo
batte per aria più celeste il volo;
sempre in quell'ora il veggio, e risplendenti
schiere ha con sé d'aerei simolacri;
quai muovon per lo spazio i passi lenti
e quai festivi ed in lor luce alacri;
e fan motti fra loro e parlamenti
misteriosi, e balli ordiscon sacri.
Il Genio li governa; io stommi e guato
in tanta pompa di veder beato.
Ma se le viste cose a narrar prendo,
gran parte la memoria m'abbandona,
che i terrestri pensier sopravvegnendo,
al primo tocco di leggier s'adona;
e quel pur che a fatica in carte io stendo
del concetto minor troppo mi suona;
ch'io sento come il più divin s'invola,
né può il giogo patir della parola.
Lui che di tanto il guardo mio fe' degno
io prego or che anco al dir siemi in ajuto,
perch'egli è sacro e fuor del mortal regno
e troppo oltre il narrar quel che ho veduto.
Ei regga l'ali mie; da lui l'ingegno
ne l'alta region sia sostenuto
tanto che per la via novella e lunga
l'alto argomento del mio canto aggiunga.
L'alto argomento del mio canto io dico
ben che tal volgo il chiamerà volgare