L'ADDIO A BARGA
Giacché vuol la sorte ria
Ch'io domani vada via,
Agli amici, e alla natale
Del Bargèo terra ospitale,
Prima almen del partir mio
Voglio dar l'ultimo addio;
E benché dubbio non nasca
Che il buon vino non vuol frasca,
Pure in versi dir ne vo'
Tutto il ben che posso e so.
Che? non merta forse Barga
Che si scriva? che si sparga,
Tanto in prosa quanto in rima,
Che d'un colle siede in cima,
E che in cerchio la vagheggiano
Ardui monti che verdeggiano
Qual d'olivi, qual di viti,
Qual degli alberi graditi
Che producono quel frutto
Che dà gusto da per tutto,
Tanto è amabile e squisito,
Tanto è dolce e saporito?
Piace ai giovani ed ai vecchi,
Piace ai grassi e piace ai secchi;
Piace ai nobili, ai plebei,
Ai cristiani ed agli ebrei;
Piace ai frati, piace ai preti,
Ai filosofi, ai poeti;
Piace ai sudditi ed ai re,
Piace a voi e piace a me;
Sia con vostra buona pace,
La Castagna a chi non piace?
Piace fino alle persone
A cui fece indigestione!
Deh vi sieno i Numi amici,
O di Barga alme pendici,
Ove sette dì passai
Obliando tutti i guai,
Tra la gioia, la letizia,
E i piacer dell'amicizia!
Dopo questa digressione,
Mi sia lecito e permesso
Favellar delle persone,
Principiando dal bel sesso.
Benedette! qui le Donne
Non si fan gonfiar le gonne
Dalla salda: voglio dire
Che non pongon nel vestire
Quella tattica, che ha
Una donna di città.
Qui non scorgesi impostura;
Quel che c'è, tutto è natura!
(E a dir vero non è poco):
Mostran anche un certo foco,
Ed un brio, che al forestiere
Dà moltissimo piacere.
Anche i maschi sono affabili,
Son gentili, sono amabili,
Nemicissimi dell'ozio,
E ognun bada al suo negozio. -
Hanno ingegno, hanno talento
Chi a suonare uno strumento,
Chi ad ambir sugli altri il vanto
Nella dolce arte del canto;
Chi a far versi, chi a far prose ...
Oh son bravi a tante cose!
Io non trovo in essi che
Una pecca sola, ed è:
Di lasciare invendicato
San Cristoforo sgambato
Dai Canonici del Duomo;
Pover uomo! pover uomo!
Dunque voi Bargee pendici,
Dunque voi diletti amici
Ricevete ora il tributo
Di quest'ultimo saluto,
Giacché vuol la sorte ria
Ch'io domani vada via.
Chi può dir quanto m'affanna
Il lasciarti, o Marianna,
Che di cor, senz'etichetta,
Come l'animo ti detta
A chi vienti a ritrovare
Offri alloggio, e da mangiare?
Né a' tuoi ospiti dai tu
Questo sol; ma dai di più:
Poiché dai musica e ballo,
Scampagnate a piè e a cavallo;
E vediamo in dolce unione
Ogni sera più persone
Far piacevole corona
Della casa alla Padrona.
Or si canta un'arïetta,
Or si suona la spinetta,
Ora il corno; ma tu l'odi
Fare in sì soavi modi,
Che riescono graditi
E alle mogli ed ai mariti.
Ed io dunque da quel loco
Dove regna l'allegria,
Dove tutto è festa e gioco,
Io doman dovrò andar via?
E ciò poi che più m'affanna
Lascerò la Marianna?
Deh almen voi, Bargee pendici,
Deh almen voi, diletti amici,
Giacché vuol la sorte ria
Ch'io domani vada via,
Accogliete ora il tributo
Di quest'ultimo saluto!