L'aquila. Al Signor Luigi Tagliavia

By Girolamo Fontanella

O pennuta lincea,

Che nel limpido fonte

De la luce febea

Attuffando le penne, ergi la fronte;

E nulla curi al suo possente lume,

Pur che goda la vista, arder le piume.

Corri intrepida e franca

Sovra i turbini a volo,

Né vacilli mai stanca,

Per lungo spazio esercitando il volo;

E di baleni in su l'Olimpo armata,

Vai fra gli augelli imperiosa alata.

Ergi trono di stelle,

Gloriosa immortale,

Fra l'imagini belle,

Luminosa reina, alma reale,

E traslata là su con aurea vesta,

Coronata di lampi, ergi la testa.

Tu vivendo lontana

Da la plebe volante,

Formi il nido e la tana

Fra rotte balze e fra romite piante,

E ne' monti Rifei, pompose e degne,

De le prede che fai, mostri l'insegne.

Taciturna sorvoli,

D'ogni insidia sicura,

E con taciti voli,

Sembri notte animata in veste oscura.

E mentre grave e maestosa passi,

Per riverenza ogni pennuto abbassi.

Generosa combatti

Con artigli pungenti,

Et atterri et abbatti

Feroci draghi et orridi serpenti,

E contro i cervi inalberando l'ali,

Rovinosa a l'in giù piombando cali.

Tu l'insegne pompose

De' magnanimi regi,

Con vittorie famose,

Superba adorni e gloriosa fregi,

E forte in cielo e valorosa in terra

Trionfi in campo e signoreggi in guerra.