L’ARMONICA

By Pietro Metastasio

Ah perché col canto mio

Dolce all'alme ordir catena,

Perché mai non posso anch'io,

Filomena, al par di te?

S'oggi all'aure un labbro spande

Rozzi accenti, è troppo audace;

Ma se tace in dì sì grande,

Men colpevole non è.

Ardir, germana: a' tuoi sonori adatta

Volubili cristalli

L'esperta mano: e ne risveglia il raro

Concento seduttor. Col canto anch'io

Tenterò d'imitarne

L'amoroso tenor. D'applausi e voti

Or che la Parma e l'Istro

D'Amalia e di Fernando

Agli augusti imenei tutto risuona,

Chi potrebbe tacer? Né te del nuovo

Armonico stromento

Renda dubbiosa il lento,

Il tenue, il flebil suono. Abbiasi Marte

I suoi d'ire ministri

Strepitosi oricalchi: una soave

Melodia, non di sdegni,

Ma di teneri affetti eccitatrice,

Più conviene ad Amor: meglio accompagna

Quel che dall'alma bella

Si trasfonde sul volto

Alla sposa real, placido lume,

Il benigno costume,

La dolce maestà. Benché sommesso,

Lo stil de' nostri accenti

A lei grato sarà, ché l'umil suono

Non è colpa o difetto;

E sempre in suono umil parla il rispetto.

Alla stagion de' fiori

E de' novelli amori

È grato il molle fiato

D'un zefiro leggier.

O gema tra le fronde,

O lento increspi l'onde,

Zefiro in ogni lato

Compagno è del piacer.