LAUDE DI CLEMENTE VIIMAXIMUS OPTIMUS PONTIFEX COMPOSIZIONE DEL DIVINO POETA MESS...
Or queste sì che saran lodi: queste
lodi chiare saranno, e sole e vere,
a punto come il vero e come il sole.
Ma crede forse alcun ch'io le maniere
vogli exaltar d'accorte donne oneste,
o il bel degli ochi, o 'l suon de le parole?
Io dico de le laudi eterne e sole
del terren nostro Idio, il qual doi volte
pria se vestì che vestissi il gran manto.
Et è 'l merito suo tale e cotanto
ch'io mi credo che Pier fiate molte
su in Ciel con voci sciolte
dica, per ch'egli è optimo costui,
ch'in terra essendo vorrebb'esser lui.
Né miracol che Pietro dica in Cielo
volere esser CLEMENTE essendo in terra,
per c'ha la somma d'ogni sua vertute,
e sa ch'egli fa sempre e mai non erra,
e quel ch'è sempre fu, et ha buon zelo.
Sue opre un fine ha sempre conosciute,
e però per la publica salute,
e per salvar nostra religione,
per tòr nimici, e dar i amici a Dio
eletto stato è, ei ch'è giusto e pio
fra 'l numer degno dell'altre persone
a regger tre Corone,
doi chiavi, e un manto de sì grave pondo,
sotto del qual debil sostegno è 'l mondo.
Potere aprire e riserrar lassuso
a gli omeri mortali è sì gran soma,
ch'alzar non la poté sesto Adriano.
Ma il tuo omnipotente impero, o Roma,
e la cura di noi ch'egli ha quaggiuso,
gli è leggier carco ognor presso e lontano.
Mentre il gran peso tien con l'una mano,
spiegar pote con l'altra in l'Oriente
l'alma insegna di Cristo valorosa:
per ch'ei sa 'l tutto, e sol vede ogni cosa,
e 'l cor legge in la fronte a ogni gente.
Né potea veramente,
per far viver sua sposa in lieto onore,
farsi Cristo un vicario oggi migliore.
Bench'è gran tempo che Dio ebbe impresso,
e riserbato in la divina idea,
per farlo redemptor del secol grave,
né Italia minor medico or volea
per le sue piaghe, né Pier volse adesso
meno experto Nocchier per la sua nave.
E vole Idio, poi ch'el suo titolo have,
ch'oggi l'aspre ferite saldi a quella,
e doman doni a questo un porto eterno,
et ei che i dì vedrà nel gran governo
ch'avisti, un sol ciglio l'empia e fella
turba del Ciel ribella
frenerà sempre, e fia sempre stupendo
angeo a i buoni, a i rei giusto e tremendo.
E che sia 'l ver, che solamente il cenno
gli basti a vincer l'onorate imprese,
Alfonso il sa, tant'altri erranti il sanno;
che subito ch'el ver fece palese
il grado suo, allor mal grado il senno
con freddo ardir gli dimostrò il suo danno.
Quel Luter che peggiora d'anno in anno
se smarrì, quel che Cesar puote e deve
stirpar facendo alto servigio a Chiesa;
e il Sultam, che dianzi 'l magno acquisto
(al fratel di Iesù sì esilio greve),
non prosume più leve
prender l'Europa, anzi disegna i modi
per salvar se non pur Belgrado o Rodi.
Ma chi sta in forse ch'el favor di sopra
nel maximo Pastor tutto non piova,
o ch'amico de Ddio non sia 'l più grato,
mille argomenti stanno al dubbio a prova.
I quai non poter mai romper quell'opra
per cui 'l divino è al Ciel collegio alzato;
quel che tante a Milan fatiche ha dato,
gallico orrore, e i tre corsi a gran fretta,
e quel ch'uscì del giusto carcer tetro,
ch'egli non fusse successor di Pietro,
né de i vent'un la congiurata setta,
non poter far ch'eletta
era sua altezza alla terrestre cura,
de·Ddio fameliare e creatura.
Dunque credesi pur, poi ch'egli è tale,
ch'egli abbia a partorir qualch'util fine,
ch'empirà di stupor più d'una etade.
Ma se le grazie sue nuove e divine,
e l'aùta dal Ciel dote immortale,
quel saper, quel veder, quella bontade,
tanta severità, tanta pietade,
e le vertuti a 'l gentil sangue unite,
se la relegion, l'intera fede,
omai non han locata la sua sede
im–Babilonia, vostre voglie ardite,
crudelmente infinite,
Carlo e Francesco, il fan tardar fra noi;
e causatel voi Signor: voi, voi.
Deh Principe Catolico, ponete,
deh Signor Cristianissimo, giù l'ire,
e seguite il desio del comun Padre,
che mi par già veder Cristo gioire
de i trofei che dell'Asia gli darete,
e 'l turco sangue ber l'antica madre.
Già veggio triomfar fra mille squadre
Federico Gonzaga, e a lui Fiorenza
e la Chiesa sacrar la statua e l'arco;
gli scorgo apresso il Rangon Guido, carco
di senno e di valor, né mai fu senza,
e in lui la conoscenza
è d'ogni cosa, e ancor di Vitel dico,
fervente servo al Signor nostro antico.
E già 'l Signor Giovanni veder parmi,
con la mortale e inmortal spada invitta,
statua nell'infedeli ossa intagliarsi.
E veggio ognuno eterno il nome farsi,
veggio l'Unico e 'l Molza averni scritta
(– Vinta la Grecia aflitta –),
altro ch'una Canzone, e 'l Iovio istoria:
e 'l Mondo farne un tempio alla memoria.