LE DONNE PICCINE

By Antonio Guadagnoli

Signora, se l'essere

Piccina d'aspetto,

Vi sembra difetto,

Difetto non è.

Chi all'ape rimprovera

La sua piccolezza,

Se tanta dolcezza

Ha dentro di sé?

Non è che una gocciola

La perla eritrea,

Che l'Alba scotea

Dall'umido vel;

Pur, tutti la pregiano,

Ché limpida brilla,

E san ch'è una stilla

Caduta dal ciel.

Dev'esser la femmina

Piccina; ed a posta

Iddio da una costa

La volle crear.

Ed oh! se anche piccolo

Aveva le voglie,

Incauta! le foglie

Potea risparmiar.

In pace vivevano

La donna coll'uomo;

Gustarono il pomo,

La pace sparì.

Direte: fu il Diavolo,

Fu il serpe nemico ...

Parlando del fico,

Va detto così.

Ma a tutte le femmine

La Madre natura

Nel dar la statura

Uguale non fu;

Infatti la pratica

Dimostraci appieno

Che c'è chi n'ha meno,

E c'è chi n'ha più.

Per me, senza svolgerne

L'arcana dottrina,

Chi l'ha più piccina

Più a genio mi va;

Ché quelle che crescere

Si veggono poco

Han sempre più foco,

Più grazia, o beltà.

Sien grandi le Amazzoni,

Che vogliono altere

Coll'armi guerriere

Dar morte, o morir;

Ma piccole, amabili

Sien quelle, che sanno

Ferire, e si fanno

D'altr'arme ferir;

D'un'arme, che penetra

La parte più viva,

Che all'anima arriva

Per farla tremar,

E pure quel tremito,

E quella ferita

Non toglie la vita,

Ma vita può dar;

Quell'arme, che magica

Piagando non guasta,

A guisa dell'asta

Del greco guerrier,

Quest'arme invincibile,

È il dardo d'Amore,

Che porta nel core

Dolcezza e piacer.

E oh! quanta delizia

Deriva da un dardo

Che altro che un guardo,

Che un riso non è;

Un riso, che l'anima

Nel fondo mi tocca,

Se in piccola bocca

Appare per me!

Ai balli, ai spettacoli,

Le lunghe, o le grosse,

Dann'urti, percosse,

Vi spingon qua e là;

La donna al contrario

Di piccola mole,

Va, schizza ove vuole,

E noia non dà.

Per questo, se l'essere

Piccina d'aspetto

Vi sembra difetto,

Difetto non è;

V'è ancor tra i volatili

Un vago augellino

Piccino, piccino,

E ha titol di re.

L'essenze, gli spiriti,

Le droghe più fine,

In bocce piccine

Racchiuse si stan.

Se i flutti sommergono

Le navi più carche,

Le piccole barche

Salvezza ci dan.

Chiamarsi due teneri

Amanti gli udite:

Ma chere, ma petite,

Mon chou, mon petit;

Ma esempio non trovasi

Che detto mai fosse:

Ma grande, ma grosse,

Né mon gros ami.

E poi, se dà grazia

In donna, ed è bello,

Piè piccolo e snello

Che danzi leggier;

Se celere a scorrere

Sull'arpa, o sul piano,

La piccola mano

Dà tanto piacer;

Chi giunge a comprendere

Se donna avvicino

Che ha tutto piccino

Che cosa sarà?

Sarà un'ineffabile

Dolcezza a gustarla,

Ma il labbro a spiegarla

Parole non ha.

In specie se ha piccola

La parte che asconde,

(Che brama d'altronde

Di farci sentir),

La lingua - Tal pregio

Chi è lunga non vanta,

E c'è chi n'ha tanta

Che invoglia a fuggir!

Inoltre: se il premito

Di piede o di mano,

Percorre l'arcano

Sentiero del cor;

La strada per giungere

Del core al confine,

In donne piccine

Più corta sarà;

Ma l'urto comunica

Al piè d'una lunga:

Avanti che giunga,

Si perde a metà.

Se grande fer Pallade

Le favole antiche,

Fer piccola Psiche

Delizia d'Amor,

Amor le bell'anime

Non grava di veste:

L'origin celeste

Mentir non si dè;

Ma in piccola macchina

Corporea le serra,

Per dare alla terra

L'immagin di sé.

Sì; Amore ogni femmina

Piccina compone:

Ed è un'eccezione

Chi cresce di più.

Però tutti dicono

Di donna piccina:

Che bella cosina!

È proprio un bigiù!

La figlia d'Egioco,

Onore dell'acque,

Fu piccola, e piacque

Al Nume Guerrier.

Voi pur, che di Venere

Le grazie vantate,

Di Carlo formate

La gioia, e il piacer.

Ma resti alla Grecia

La Dea di Citera:

Vo siete la vera

Regina dei cor;

E il figlio, in cui brillano

Le forme leggiadre

Dell'ottima madre,

Il figlio è l'Amor!