LE DONNE PICCINE
Signora, se l'essere
Piccina d'aspetto,
Vi sembra difetto,
Difetto non è.
Chi all'ape rimprovera
La sua piccolezza,
Se tanta dolcezza
Ha dentro di sé?
Non è che una gocciola
La perla eritrea,
Che l'Alba scotea
Dall'umido vel;
Pur, tutti la pregiano,
Ché limpida brilla,
E san ch'è una stilla
Caduta dal ciel.
Dev'esser la femmina
Piccina; ed a posta
Iddio da una costa
La volle crear.
Ed oh! se anche piccolo
Aveva le voglie,
Incauta! le foglie
Potea risparmiar.
In pace vivevano
La donna coll'uomo;
Gustarono il pomo,
La pace sparì.
Direte: fu il Diavolo,
Fu il serpe nemico ...
Parlando del fico,
Va detto così.
Ma a tutte le femmine
La Madre natura
Nel dar la statura
Uguale non fu;
Infatti la pratica
Dimostraci appieno
Che c'è chi n'ha meno,
E c'è chi n'ha più.
Per me, senza svolgerne
L'arcana dottrina,
Chi l'ha più piccina
Più a genio mi va;
Ché quelle che crescere
Si veggono poco
Han sempre più foco,
Più grazia, o beltà.
Sien grandi le Amazzoni,
Che vogliono altere
Coll'armi guerriere
Dar morte, o morir;
Ma piccole, amabili
Sien quelle, che sanno
Ferire, e si fanno
D'altr'arme ferir;
D'un'arme, che penetra
La parte più viva,
Che all'anima arriva
Per farla tremar,
E pure quel tremito,
E quella ferita
Non toglie la vita,
Ma vita può dar;
Quell'arme, che magica
Piagando non guasta,
A guisa dell'asta
Del greco guerrier,
Quest'arme invincibile,
È il dardo d'Amore,
Che porta nel core
Dolcezza e piacer.
E oh! quanta delizia
Deriva da un dardo
Che altro che un guardo,
Che un riso non è;
Un riso, che l'anima
Nel fondo mi tocca,
Se in piccola bocca
Appare per me!
Ai balli, ai spettacoli,
Le lunghe, o le grosse,
Dann'urti, percosse,
Vi spingon qua e là;
La donna al contrario
Di piccola mole,
Va, schizza ove vuole,
E noia non dà.
Per questo, se l'essere
Piccina d'aspetto
Vi sembra difetto,
Difetto non è;
V'è ancor tra i volatili
Un vago augellino
Piccino, piccino,
E ha titol di re.
L'essenze, gli spiriti,
Le droghe più fine,
In bocce piccine
Racchiuse si stan.
Se i flutti sommergono
Le navi più carche,
Le piccole barche
Salvezza ci dan.
Chiamarsi due teneri
Amanti gli udite:
Ma chere, ma petite,
Mon chou, mon petit;
Ma esempio non trovasi
Che detto mai fosse:
Ma grande, ma grosse,
Né mon gros ami.
E poi, se dà grazia
In donna, ed è bello,
Piè piccolo e snello
Che danzi leggier;
Se celere a scorrere
Sull'arpa, o sul piano,
La piccola mano
Dà tanto piacer;
Chi giunge a comprendere
Se donna avvicino
Che ha tutto piccino
Che cosa sarà?
Sarà un'ineffabile
Dolcezza a gustarla,
Ma il labbro a spiegarla
Parole non ha.
In specie se ha piccola
La parte che asconde,
(Che brama d'altronde
Di farci sentir),
La lingua - Tal pregio
Chi è lunga non vanta,
E c'è chi n'ha tanta
Che invoglia a fuggir!
Inoltre: se il premito
Di piede o di mano,
Percorre l'arcano
Sentiero del cor;
La strada per giungere
Del core al confine,
In donne piccine
Più corta sarà;
Ma l'urto comunica
Al piè d'una lunga:
Avanti che giunga,
Si perde a metà.
Se grande fer Pallade
Le favole antiche,
Fer piccola Psiche
Delizia d'Amor,
Amor le bell'anime
Non grava di veste:
L'origin celeste
Mentir non si dè;
Ma in piccola macchina
Corporea le serra,
Per dare alla terra
L'immagin di sé.
Sì; Amore ogni femmina
Piccina compone:
Ed è un'eccezione
Chi cresce di più.
Però tutti dicono
Di donna piccina:
Che bella cosina!
È proprio un bigiù!
La figlia d'Egioco,
Onore dell'acque,
Fu piccola, e piacque
Al Nume Guerrier.
Voi pur, che di Venere
Le grazie vantate,
Di Carlo formate
La gioia, e il piacer.
Ma resti alla Grecia
La Dea di Citera:
Vo siete la vera
Regina dei cor;
E il figlio, in cui brillano
Le forme leggiadre
Dell'ottima madre,
Il figlio è l'Amor!