LE PIAGHE DEL GIORNO
Ma sai che questi strepiti
sono un brutto gingillo!
Secondo orecchi.
E all'ultimo?
Indovina grillo.
Sì, tu la pigli, al solito,
a un tanto la calata;
ma io...
Sentiamo.
A dirtela,
io la veggo imbrogliata.
Imbrogliata? Per gli asini;
ma non mica... so io.
Come sarebbe?
Oh, adagio!
Via, per amor d'Iddio,
dimmi qualcosa.
È inutile
con te, gli è fiato perso.
No, da parte la celia:
parliamo a modo e a verso.
C'è qualcosa per aria?
Uccelli.
Animo là;
c'è nulla?
Uccelli e nuvoli.
Cotesta è crudeltà!
Ma sai che mi fai ridere,
e ridere di cuore!
Ridi; dimmi che...
che sono un seccatore; ma non tenermi al buio.
Che c'è qualche congiura?
Picchia! Là, via, confèssati:
hai paura.
Paura?
Paura no,... ma...
Spìcciati:
sì o no!
Penso al poi.
Ho capito, un quissimile.
Pigliala come vuoi.
Sta bene! O dunque sentimi:
ma zitto, e tieni a mente.
Non temere.
Rispondimi:
ne vedi della gente?
Dove?
Dove? in America!
In paese?
In paese.
Ne vedo.
A maraviglia!
In segreto o in palese?
In palese.
Benissimo!
Dimmi: ne vedi assai?
Anche troppa.
Buaggini!
E nei caffè ci vai?
Ci vo. Che vuoi? ci badano!
lo fo per non parere.
Con chi parli?
Coi soliti.
Cioè?
Col cancelliere...
Male.
Col commissario...
Peggio.
O che?...
Tira via.
O che credi?...
Che? sbrigati.
To', che faccia la spia?
Di che? Le spie fallirono.
Dunque, se sai codesto,
che c'entra il male e il peggio?
Te lo dirò. Del resto,
per tornare a dov'eramo,
parli con altri?
Sai,
a volte per disgrazia
lì nel gran via vai,
mi batte di discorrere
o con Tizio o con Caio.
E di che?
Di pericoli.
Ci siamo: eccoti il guaio.
Perché?
Perché vedendoti
sempre spericolato,
sempre lì con quel solito
capannello arrembato,
sempre con mille fisime
d'uno che se ne piglia;
cose che ti si leggono
sul viso a mille miglia;
la gente, o ti corbellano,
o ti pigliano in tasca.
O con chi vuoi ch'i' bazzichi?
Come vuoi che mi nasca
nella testa altra voglia
che di pensare a male?
Lo sai pure: ho famiglia,
ho qualche capitale...
— Lo so, lo so: ma, sentimi,
giusto perché lo so,
ti vo' dare un consiglio.
Di stare a casa?
No.
Di star zitto?
Al contrario
Anzi devi discorrere,
e con tutti, e di tutto:
non gridare sperpetue,
non fare il muso brutto.
Se urlano, che urlino;
se vanno all'aria i sassi,
lasciali andare. Scusami:
che t'importa de' chiassi?
Senti lodare il popolo?
E tu, popolo. Senti
dir corna, per esempio,
dei ministri presenti?
E tu, corna. Ti dicono
bene del principato?
Sissignore. Repubblica?
Signor sì. Se lo Stato
è in man de' galantuomini,
tieni dal galantuomo:
delle birbe? confondersi!
Anco la birba è omo.
O codesta poi, sentimi,
non è da te.
Sarà.
Da qualcun altro.
Scusami,
ci va dell'onestà.
Onestà? sei ridicolo!
Son ridicolo?
A questi
lumi di luna?
O diamine!
Là là, signor Onesti,
non venga colli scrupoli.
No, lo dico in coscienza.
Anco codesta è ottima
per salvar l'apparenza.
O che credi, perdiavolo,
che io mi ci balocchi?
Che non vegga le borie
(dicendola a quattr'occhi)
di questi gonfianuvoli
che tirano al comando?
di questa gente in auge
che arruffa dipanando?
Di' piano.
È vero
urlo e non me n'avvedo.
Dunque?
Eh altro se lo vedo!
Vedo, sto zitto, e gonfio,
sai? chi ha nella testa
un'oncia di mitidio
tira a campare, e festa.
In fondo, che concludono
i buoni, i dotti, i bravi?
Oh, per me, n'hanno voglia!
Chi l'ha a mangiar la lavi.
Sicché, dunque
Qui, con queste marmotte...
Sentiamo.
Un colpo al cerchio,
e quell'altro alla botte.
In somma, barcaménati
così tra le du' acque.
Ma...
Zitto. Esempigrazia,
io so che ti dispiacque
il tumulto di sabato.
È vero.
E là dal Presto
tu ne facesti un passio.
È vero anco codesto.
O come sai?
Figùrati
se non lo so. Si sa
fin le mosche che volano.
Purtroppo!
E che ti fa
se la gente tumultua?
Che sei lo Stato?
È vero:
ma dunque, per non essere, non mi darà pensiero?...
Che pensiero! Divèrtiti...
Potere!
E lascia andare!
Il mondo è sempre
di chi lo sa burlare:
dice bene il proverbio.
Dirà bene, ma io,
che vuoi? , non mi capacito
di certi...
Trippa mio,
se tu non ti capaciti,
studia.
Sì, tu discorri...
L'ho detto da principio
che predicava ai porri?
Vuoi ch'io faccia l'ipocrita,
e a me non mi riesce.
Fa' tu.
Non so nascondermi.
Eh, gua', me ne rincresce.
Dunque?
Dunque?
Consigliami.
Divèrtiti a tremare.
Ma io...
Chi non sa fingere,
bimbo, non sa regnare.
Sì, ma se poi ti scoprono?
Chi è minchione, suo danno.
O se mai, per casaccio,
ti si desse il malanno,
che nel tempo medesimo
ti venissero a mano,
di qua, puta, un monarchico,
di là un repubblicano?
Come se n'esce?
Facile:
Coll'eh, coll'ah, coll'oh,
coll'uh, coll'ih, tenendosi
così tra il sì e il no.
Codesto passi.
Pròvati.
Mi proverò, ma...
Ma!
Che c'entra il ma?
Proviamoci:
Sarà quel che sarà.