LE PIAGHE DEL GIORNO

By Giuseppe Giusti

Ma sai che questi strepiti

sono un brutto gingillo!

Secondo orecchi.

E all'ultimo?

Indovina grillo.

Sì, tu la pigli, al solito,

a un tanto la calata;

ma io...

Sentiamo.

A dirtela,

io la veggo imbrogliata.

Imbrogliata? Per gli asini;

ma non mica... so io.

Come sarebbe?

Oh, adagio!

Via, per amor d'Iddio,

dimmi qualcosa.

È inutile

con te, gli è fiato perso.

No, da parte la celia:

parliamo a modo e a verso.

C'è qualcosa per aria?

Uccelli.

Animo là;

c'è nulla?

Uccelli e nuvoli.

Cotesta è crudeltà!

Ma sai che mi fai ridere,

e ridere di cuore!

Ridi; dimmi che...

che sono un seccatore; ma non tenermi al buio.

Che c'è qualche congiura?

Picchia! Là, via, confèssati:

hai paura.

Paura?

Paura no,... ma...

Spìcciati:

sì o no!

Penso al poi.

Ho capito, un quissimile.

Pigliala come vuoi.

Sta bene! O dunque sentimi:

ma zitto, e tieni a mente.

Non temere.

Rispondimi:

ne vedi della gente?

Dove?

Dove? in America!

In paese?

In paese.

Ne vedo.

A maraviglia!

In segreto o in palese?

In palese.

Benissimo!

Dimmi: ne vedi assai?

Anche troppa.

Buaggini!

E nei caffè ci vai?

Ci vo. Che vuoi? ci badano!

lo fo per non parere.

Con chi parli?

Coi soliti.

Cioè?

Col cancelliere...

Male.

Col commissario...

Peggio.

O che?...

Tira via.

O che credi?...

Che? sbrigati.

To', che faccia la spia?

Di che? Le spie fallirono.

Dunque, se sai codesto,

che c'entra il male e il peggio?

Te lo dirò. Del resto,

per tornare a dov'eramo,

parli con altri?

Sai,

a volte per disgrazia

lì nel gran via vai,

mi batte di discorrere

o con Tizio o con Caio.

E di che?

Di pericoli.

Ci siamo: eccoti il guaio.

Perché?

Perché vedendoti

sempre spericolato,

sempre lì con quel solito

capannello arrembato,

sempre con mille fisime

d'uno che se ne piglia;

cose che ti si leggono

sul viso a mille miglia;

la gente, o ti corbellano,

o ti pigliano in tasca.

O con chi vuoi ch'i' bazzichi?

Come vuoi che mi nasca

nella testa altra voglia

che di pensare a male?

Lo sai pure: ho famiglia,

ho qualche capitale...

— Lo so, lo so: ma, sentimi,

giusto perché lo so,

ti vo' dare un consiglio.

Di stare a casa?

No.

Di star zitto?

Al contrario

Anzi devi discorrere,

e con tutti, e di tutto:

non gridare sperpetue,

non fare il muso brutto.

Se urlano, che urlino;

se vanno all'aria i sassi,

lasciali andare. Scusami:

che t'importa de' chiassi?

Senti lodare il popolo?

E tu, popolo. Senti

dir corna, per esempio,

dei ministri presenti?

E tu, corna. Ti dicono

bene del principato?

Sissignore. Repubblica?

Signor sì. Se lo Stato

è in man de' galantuomini,

tieni dal galantuomo:

delle birbe? confondersi!

Anco la birba è omo.

O codesta poi, sentimi,

non è da te.

Sarà.

Da qualcun altro.

Scusami,

ci va dell'onestà.

Onestà? sei ridicolo!

Son ridicolo?

A questi

lumi di luna?

O diamine!

Là là, signor Onesti,

non venga colli scrupoli.

No, lo dico in coscienza.

Anco codesta è ottima

per salvar l'apparenza.

O che credi, perdiavolo,

che io mi ci balocchi?

Che non vegga le borie

(dicendola a quattr'occhi)

di questi gonfianuvoli

che tirano al comando?

di questa gente in auge

che arruffa dipanando?

Di' piano.

È vero

urlo e non me n'avvedo.

Dunque?

Eh altro se lo vedo!

Vedo, sto zitto, e gonfio,

sai? chi ha nella testa

un'oncia di mitidio

tira a campare, e festa.

In fondo, che concludono

i buoni, i dotti, i bravi?

Oh, per me, n'hanno voglia!

Chi l'ha a mangiar la lavi.

Sicché, dunque

Qui, con queste marmotte...

Sentiamo.

Un colpo al cerchio,

e quell'altro alla botte.

In somma, barcaménati

così tra le du' acque.

Ma...

Zitto. Esempigrazia,

io so che ti dispiacque

il tumulto di sabato.

È vero.

E là dal Presto

tu ne facesti un passio.

È vero anco codesto.

O come sai?

Figùrati

se non lo so. Si sa

fin le mosche che volano.

Purtroppo!

E che ti fa

se la gente tumultua?

Che sei lo Stato?

È vero:

ma dunque, per non essere, non mi darà pensiero?...

Che pensiero! Divèrtiti...

Potere!

E lascia andare!

Il mondo è sempre

di chi lo sa burlare:

dice bene il proverbio.

Dirà bene, ma io,

che vuoi? , non mi capacito

di certi...

Trippa mio,

se tu non ti capaciti,

studia.

Sì, tu discorri...

L'ho detto da principio

che predicava ai porri?

Vuoi ch'io faccia l'ipocrita,

e a me non mi riesce.

Fa' tu.

Non so nascondermi.

Eh, gua', me ne rincresce.

Dunque?

Dunque?

Consigliami.

Divèrtiti a tremare.

Ma io...

Chi non sa fingere,

bimbo, non sa regnare.

Sì, ma se poi ti scoprono?

Chi è minchione, suo danno.

O se mai, per casaccio,

ti si desse il malanno,

che nel tempo medesimo

ti venissero a mano,

di qua, puta, un monarchico,

di là un repubblicano?

Come se n'esce?

Facile:

Coll'eh, coll'ah, coll'oh,

coll'uh, coll'ih, tenendosi

così tra il sì e il no.

Codesto passi.

Pròvati.

Mi proverò, ma...

Ma!

Che c'entra il ma?

Proviamoci:

Sarà quel che sarà.