L'eccellenze della mano. Al Signor Gio. Tomaso Giovino
O de la lingua esecutrice accorta,
Man, che sciolta e spedita,
Con le fatiche tue giovi a la vita,
Tu da l'ingegno scorta,
Perché palese il tuo valor si scopra,
Quanto forma l'idea, mostri ne l'opra.
Non può ben senza te reggere impero
Chi le città corregge
E comparte favori e impone legge;
Tu con iscettro altero
Le genti affreni, e ne la guerra armata
Mieti in campo d'onor messe animata.
Sallo quel re, che da crudel serpente
Provò sì fiero morso:
Potea troncarti e ritrovar soccorso,
Ma, intrepido e prudente,
Coteste espresse e generose note:
“Una mano ad un re bastar non puote”.
Tu, quando prendi ad emular Natura,
Ne le tele dipinte,
Mute e fredde, spirar fai l'ombre estinte,
E con vaga misura,
Tal virtù, tal valor mostri nel pinto,
Ch'inganni il vero e fai verace il finto.
Tu, cancelliera armonica e gioconda,
Dai per opra de l'Arte
Ne' caratteri tuoi lingua a le carte;
Tu con penna faconda
Spargendo l'acque del castalio rio,
Sai con inchiostri avvelenar l'oblio.
Fai ne' sonori e musici metalli,
E ne' bossi forati,
Regolando le dita, industri i fiati;
E con vaghi intervalli
Di temprata armonia varia ne' tuoni,
Maritando le voci, accordi i suoni.
Scorri ordito et armonico lavoro
Di tese e belle corde,
E col grave l'acuto insieme accorde;
E con tuono sonoro
Lusingando gli affetti e i sensi lieti,
L'allegrezza risvegli e 'l duolo accheti.
Movi ordigni di guerra alati pini
Senza tema di morte,
E per lubriche vie tenti la sorte,
E per dubbi camini
Scorri insolite strade in mar profondo,
Novi mar, novi mondi, additi al mondo.
Fasci, mossa a pietà, medica pia,
Sanguinosa ferita,
E salubri rimedi opri di vita;
E cercando la via
De le fervide vene osservi e noti
Sovra i tremoli polsi alterni i moti.
Ne' trapunti ingegnosa alta maestra
Meni libero l'ago,
Con catena di filo industre e vago;
E sollecita e destra,
Meraviglie sì belle apri e congiungi,
Che la vista non sa se pingi o pungi.
Mille intagli ritorti e mille segni
Naturali profili,
Fra le dita e la palma apri sottili
Spiritosi disegni
E caratteri aperti, ove celate
Le venture ad altrui descrive il fato.
Deh, chi può dir le meraviglie illustri,
Ch'a te sol, bella mano,
Largo e prodigo espresse il Re sovrano?
Chi può dir l'opre industri?
Già vacilla lo stil, l'ingegno manca:
La mia penna non può, la mano è stanca.