Lepido. Egloga quarta

By Luca Valenziano

O lieti abitatori in campo florido,

pastor correti alla mia lira placida.

Vedreti oggi fermarsi el fiume liquido

e le fere scordar gli amati pabuli,

ché, poi ch'io venne dalle fasce a piangere,

non corse mai col sol giorno sì candido.

Iubila omai di me, mio gregge candido,

e tuo pasto sarà sol verde e florido.

Vedi ch'io cesso dal molesto piangere;

poi che Fili di sé mi fu ben placida

gustato ha el tuo pastor nectarei pabuli,

che per tanti sospir quasi era liquido.

Naiade, uscite d'ogni fonte liquido,

e con voi le Napee dal petto candido,

verde Nereide, fuor de' salsi pabuli

venite al mio triunfo altiero e florido,

e per me in giro una sestina placida

direti, a vendicar l'antico piangere.

E voi, pietosi ucei che usasti a piangere

per tenereza del mio pianto liquido,

ora vi annunzio la novella placida,

che 'l tempo oscuro è diventato candido:

non sopra stecchi più, ma sempre in florido

ite cantando ai desiati pabuli.

So che 'l mio faggio deliciosi pabuli

parturirà, poi che finito è il piangere.

L'orrido rusco fia soave e florido;

la dura querze suderà mèl liquido;

nascerà in ogni vico el lilio candido,

l'assirio ammomo, e la viola placida.

Prima adunque vedrai benigna e placida

la tigre, e i sassi degli armenti pabuli,

negro el ligustro et il vacinio candido,

e porre fine Filomena al piangere,

arido el mar, e l'adamante liquido,

che Lepido obliar quel viso florido.

Non fu in florido mai canzon sì placida

presso al liquido fiume in questi pabuli

senza piangere udita dal ciel candido.