Lepido. Egloga quarta
O lieti abitatori in campo florido,
pastor correti alla mia lira placida.
Vedreti oggi fermarsi el fiume liquido
e le fere scordar gli amati pabuli,
ché, poi ch'io venne dalle fasce a piangere,
non corse mai col sol giorno sì candido.
Iubila omai di me, mio gregge candido,
e tuo pasto sarà sol verde e florido.
Vedi ch'io cesso dal molesto piangere;
poi che Fili di sé mi fu ben placida
gustato ha el tuo pastor nectarei pabuli,
che per tanti sospir quasi era liquido.
Naiade, uscite d'ogni fonte liquido,
e con voi le Napee dal petto candido,
verde Nereide, fuor de' salsi pabuli
venite al mio triunfo altiero e florido,
e per me in giro una sestina placida
direti, a vendicar l'antico piangere.
E voi, pietosi ucei che usasti a piangere
per tenereza del mio pianto liquido,
ora vi annunzio la novella placida,
che 'l tempo oscuro è diventato candido:
non sopra stecchi più, ma sempre in florido
ite cantando ai desiati pabuli.
So che 'l mio faggio deliciosi pabuli
parturirà, poi che finito è il piangere.
L'orrido rusco fia soave e florido;
la dura querze suderà mèl liquido;
nascerà in ogni vico el lilio candido,
l'assirio ammomo, e la viola placida.
Prima adunque vedrai benigna e placida
la tigre, e i sassi degli armenti pabuli,
negro el ligustro et il vacinio candido,
e porre fine Filomena al piangere,
arido el mar, e l'adamante liquido,
che Lepido obliar quel viso florido.
Non fu in florido mai canzon sì placida
presso al liquido fiume in questi pabuli
senza piangere udita dal ciel candido.