L´Està

By Girolamo Fontanella

Dal Zodiaco stellato

Il Leone del ciel sì fiero avvampa,

Che con piede infocato

Orme accese di foco in aria stampa,

E con alito ardente intorno spira

Baleni di furor, fulmini d'ira.

Ne la febre cocente

De l'estivo calor languisce il Sole,

E qual egro dolente,

Con pigro e tardo corso andarne sole;

E nel lento girar che fa d'intorno,

Noioso rende et importuno il giorno.

Non s'ode aura che spiri

Con soave garrir tra fronda e fronda,

E con tremoli giri

Scherzar coi rami e festeggiar con l'onda,

Perché dal sol che vibra ardenti strali

Le fur tarpate e consumate l'ali.

Polverosi anelanti

I celesti licor bramano i prati,

E con bocche spiranti

Stanno i pallidi fior tutti assetati;

E l'arsiccio terren per ogni colle

Fervido avvampa, e sospiroso bolle.

L'argentato ruscello,

Che 'l bel gelido piè mosse fugace,

E limpidetto e bello

Con roco mormorar corse vivace,

Or muto, infermo, affaticato e lasso,

A pena stende il cristallino passo.

Negli ariditi campi

Non sa pasco trovar lanosa greggia,

E dagli estivi lampi

Saettato e percosso il mar lampeggia,

E de' teneri fior vedova ogni erba,

Il primiero color più non riserba.

Forse novo Fetonte

Regge il carro del dì fuor d'ogni cura?

Che da l'ampio orizzonte

Manda sì grave e sì vorace arsura,

E col fervor de' suoi focosi lumi

Asciuga i fonti et assorbisce i fiumi.

O pur cinto di foco

Il gran fabbro di Lenno al mondo uscito,

Diffonde in ogni loco

Infiammato d'ardor l'incendio ardito?

O con novo stupor d'intorno acceso,

Il sublime elemento è in giù disceso?

Tu che reggi e che movi

De le nubi il dominio, altera Giuno,

Larga e prodiga piovi,

Et ammorza un calor tanto importuno,

E versa fuor con disusate foggie

Da l'aeree campagne umide pioggie.